Pagine: 330
Edizione: Salani
Titolo originale: Lumikko ja yhdeksan muuta
TRAMA
Per Ella Milana, giovane supplente in una scuola superiore, diventare membro onorato della Società letteraria di Sella di Lepre è un riconoscimento straordinario, che equivale a entrare nella storia della letteratura. Ma si accorge presto che il piccolo gruppo di scrittori nasconde misteri inquietanti: che fine ha fatto Laura Lumikko, la più famosa autrice di romanzi per ragazzi del mondo e fondatrice della Società, inspiegabilmente scomparsa nel bel mezzo di una festa? Che cosa si nasconde dietro il minaccioso rituale noto come Il Gioco? E soprattutto, perchè la biblioteca conserva edizioni di romanzi classici dal testo profondamente cambiato e dai protagonisti irriconoscibili?
RECENSIONE
Una società letteraria di bambini reclutati in base ai loro temi scolastici che, una volta cresciuti, diventano famosi scrittori avvolti da un alone di mistero e partecipanti a giochetti morbosi e scabrosi. Per me, avida lettrice di romanzi un po' "particolari" e membro di un gruppo di lettura, si trattava di un'esca irresistibile e le aspettative sono volate alle stelle.

Laura è una famosissima e amatissima scrittrice di libri per bambini che, in sintesi, con le sue storie porta avanti l'economia del paesino Sella di Lepre ed è venerata dai suoi abitanti quasi a livelli di fanatismo. Sempre vestita con un elegante abito bianco e tormentata da dolorose emicrania, la dea terrena permea il romanzo con la sua presenza in modo quasi prepotente, nonostante sparisca dopo tre capitoli e il lettore non senta neanche una mezza parola uscire dalle sue labbra. La conosciamo attraverso lo strascico immenso che lascia dietro di sè: le voci di ogni singola persona del paese, la cui mente di notte si ritrova infestata da presunti cadaveri dalla scrittrice, ma soprattutto da coloro con cui era più in contatto, ovvero gli allievi, i produttori di best-seller della società letteraria.
Focalizzandosi su ciò, il libro ci offre un'analisi approfondita dello scrittore.
Lo scrittore, questa bestia rara. Non avevo mai letto un libro che si focalizzasse sui possibili metodi e sulla vita di coloro che sono capaci di scrivere la vita a parole, perchè è proprio questo che fanno. Sono scrittori che tra la ressa del supermercato individuano soggetti interessanti e li osservano, o registrano col telefonino discussioni tra coniugi; scrittori che possono scrivere solo basandosi su cose reali, che non sanno imprimere nell'inchiostro qualcosa che non hanno vissuto e per questo si nutrono dei discorsi altrui, ne ingurgitano le esperienze più private e delicate per trasformarle in materiale di lavoro. Tutto ciò, ovviamente, non può avvenire spontaneamente e, per questo, si servono del Gioco. Devo dire che questa tortura, sia letteralmente che metaforicamente, un po' mi ha attirato e un po' mi ha respinto: mi piacerebbe giocarci e, allo stesso tempo, mi piacerebbe non rivedere mai più la persona con cui ho giocato.
Tutto si svolge in un'atmosfera gotica, quasi vicina al bondage. Mi sono immaginata, del tutto istintivamente, paesaggi molto cupi, case illuminate da luci soffuse, incentivata dal fatto che la maggior parte degli avvenimenti si svolgono di notte.

Anche l'ambientazione è lasciata un po' da parte e percorriamo l'accattivante paesino di Sella di Lepre osservandone solo l'esteriorità; mi sarebbe piaciuto, oltre che ricevere un tour degli edifici più importanti, anche avere un'idea di come la gente vi vive, delle tradizioni onorate all'infuori dell'ossessione per le statue mitologiche.
Penso che un libro con una così buona idea di fondo debba saper soddisfare sotto più punti di vista, perchè l'autore ci ha dimostrato di saper gestire una storia stramba con notevole maestria e dovrebbe dare una risposta anche a ciò che può sembrare uno sfizio capriccioso o un dettaglio tralasciabile. Sono sicura che raggiungerebbe alti livelli e diventerebbe un'opera d'arte particolare e macabra.
VOTO: 8+
Veramente a me non è piaciuto. A me piacciono i libri misteriosi, come questo si presenta, ma alla fine non risolve niente, rimane un senso di spreco. Le storie non si concludono, la scrittrice rimane senza fare un fine decente (per lo meno la poteva fare ufficialmente fantasma, o morta, o viva ritornata, che ne so), non si menziona l'identità del fantasma, non si capisce che problema aveva Oskar, aparte il mutismo. Veramente un'idea interessante che non è finalizzata bene. Purtroppo.
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