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domenica 7 giugno 2015

L'estate del coniglio nero - Kevin Brooks

L'estate del coniglio nero - Kevin Brooks
Pagine: 427
Edizione: PIEMME
Titolo originale: Black rabbit summer


TRAMA                                                                                           
E' un'estate torrida e Pete ha già passato diverse settimane senza fare altro che ciondolare per casa. Fino a quando una telefonata gli cambia la vita per sempre. E' Nicole, gli chiede di vedersi. Presto si separeranno, ognuno per la propria strada e sarebbe bello incontrarsi un'ultima volta con il gruppo dei vecchi amici, solo loro quattro: Pete, Nicole, Eric e Pauly. Pete le chiede di Raymond, anche lui è un vecchio amico, fa parte del gruppo. E' vero, è un tipo strano, sembra vivere in un mondo tutto suo al cui centro c'è un coniglio nero; ma Pete gli è molto legato e vuole che sia con loro. Quella notte, però, quando si trovano al luna park, Raymond scompare. E anche Stella Ross, una ragazza del loro liceo diventata famosa. Tutti pensano che i due eventi siano collegati, che Raymond lo strano sia il colpevole. Pete vuole dimostrare a ogni costo che si sbagliano, ma presto segreti, rancori e vecchie gelosia metteranno gli amici uno contro l'altro.


RECENSIONE                                                                                                                       
L'estate del coniglio nero mi ronza attorno da un anno e mezzo. Non vedevo l'ora di leggerlo, questo libro dai commenti positivissimi, dal titolo e dalla copertina un po' alla Donnie Darko; inoltre, l'imminente evento dello scrittore al festival Mare di Libri ha stabilito un ultimatum.
L'estate del coniglio nero è un'estate torrida, soffocante a causa di una cappa di calore talmente opprimente da essere quasi visibile e palpabile; un'estate come quella che bussa alle porte della mia città, suscitando dentro di me un sentimento di solidarietà nei confronti del protagonista.
La cosa che mi ha colpito di più, dopo poche pagine, è stato lo stile spigliato e scorrevole che non lascia niente al caso, anzi talvolta segue uno sciame di pensieri, voci dentro la testa e aggiunge dettagli solo di bellezza; cura le ambientazioni, approfondisce gli eventi passati e ogni volta che compare un personaggio di una certa rilevanza ne dipinge il ritratto e ne illustra i comportamenti, in modo da farcelo diventare familiare, come fosse un vecchio amico che incontriamo dopo tanti anni. E' come se lo scrittore si fosse strutturato un discorso da leggere ad un pubblico speciale, prestandoci molta attenzione e curandone la musicalità, la teatralità, mitigando momenti di particolare profondità e introspezione del protagonista, che verrebbero accolti dalla platea con un irreale silenzio, ad altri di azione, movimento e ansie che avrebbero generato brusii e commenti concitati.
Sono pochi gli scrittori di young-adult che si meritano veramente questo titolo, che sanno scrivere sul serio di adolescenti, restando coi piedi per terra, creando storie che sembrano impossibili e allo stesso tempo terribilmente realistiche e penso che questo autore ci sia riuscito abbastanza bene. Questo libro è come una macabra casa abbandonata: dietro le pareti di una narrazione stilisticamente bella, si nasconde un ambiente sgradevole, violento e degradato che sembra tutt'altro che adatto a racchiudere una cerchia di adolescenti riuniti per far festa; i mobili nelle stanze celano porte che conducono a ripostigli pieni di segreti che puzzano di marcio. Su ogni uscio un'etichetta: la criminilità di un quartiere fatiscente, le maschere per celare sensibilità e debolezze, la voglia di imporsi e la prepotenza di chi non è in pace con sè stesso, la vergogna e la paura causata da una relazione omosessuale che deve rimanere segreta, l'uso della droga per sfuggire alla realtà, la discriminazione nei confronti di Raymond, il diverso, lo strano. Ma forse, di questo ragazzo così stupido, così anormale hanno tutti solamente un grosso timore, perchè Ray rappresenta tutto ciò che gli altri hanno perduto: è un bambino racchiuso in un corpo da adolescente che ha mantenuto l'innocenza e soprattutto l'amore puro e sincero verso il suo coniglio nero, che viene descritto come un animaletto insignificante, ma pur sempre degno di affetto e cure. Cresciuto da genitori menefreghisti e disinteressati, si crea un mondo a sè in cui il coniglio diventa una coscienza, o una voce paterna che lo ammonisce, gli intima di prestare attenzione, gli dice semplicemente "Ciao" o "Grazie", parole così piccole, ma  importanti, che non si è mai sentito rivolgere da nessun altro, se non da Pete, l'unico che gli si dimostra sinceramente amico.
Questo romanzo "arriva" al lettore tramite tutta la concitazione classica del genere mistery, tra interrogatori e ricerche di indizi; ci parla in modo diretto, in prima persona, chiedendoci: "avete presente quando...?" "non vi è mai successo...?" e ci trasporta proprio all'interno dei fatti, ma nonostante tutti questi aspetti molto positivi e da lode, c'era qualcosa che, quando ho girato l'ultima pagina, mi è mancato. Forse per il fatto che uno dei due misteri intrecciati non venga risolto, o forse per qualche particolarità assente. E' una lettura molto piacevole che apre gli occhi su fatti che, purtroppo, avvengono veramente nel mondo dei giovani, anche se ci sembrano così distanti e non appartenenti alla nostra vita; nonostante ciò penso che non abbia avuto quel pizzico in più che lo farebbe spiccare tra i tanti racconti gialli per adolescenti. E' un libro che definirei carino, ben fatto, ben scritto, ma non stupefacente.


VOTO: 7,5

mercoledì 3 giugno 2015

La società letteraria di Sella di Lepre - Pasi Ilmari Jaaskelainen

La società letteraria di Sella di Lepre - Pasi Ilmari Jaaskelainen
Pagine: 330
Edizione: Salani
Titolo originale: Lumikko ja yhdeksan muuta


TRAMA                                                                               
Per Ella Milana, giovane supplente in una scuola superiore, diventare membro onorato della Società letteraria di Sella di Lepre è un riconoscimento straordinario, che equivale a entrare nella storia della letteratura. Ma si accorge presto che il piccolo gruppo di scrittori nasconde misteri inquietanti: che fine ha fatto Laura Lumikko, la più famosa autrice di romanzi per ragazzi del mondo e fondatrice della Società, inspiegabilmente scomparsa nel bel mezzo di una festa? Che cosa si nasconde dietro il minaccioso rituale noto come Il Gioco? E soprattutto, perchè la biblioteca conserva edizioni di romanzi classici dal testo profondamente cambiato e dai protagonisti irriconoscibili?


RECENSIONE                                                                                                                
Una società letteraria di bambini reclutati in base ai loro temi scolastici che, una volta cresciuti, diventano famosi scrittori avvolti da un alone di mistero e partecipanti a giochetti morbosi e scabrosi. Per me, avida lettrice di romanzi un po' "particolari" e membro di un gruppo di lettura, si trattava di un'esca irresistibile e le aspettative sono volate alle stelle.
Esse sono state per la maggior parte ripagate da una lettura piacevolissima e scorrevole, una scrittura matura e disinvolta e una trama, finalmente, diversa. Per non parlare dell'evidente elemento del mistery-gotico, che io accolgo ogni volta a braccia aperte, che vortica attorno alla figura quasi mistica di Laura Lumikko e segue la sua società letteraria come la nuvola di Fantozzi. 
Laura è una famosissima e amatissima scrittrice di libri per bambini che, in sintesi, con le sue storie porta avanti l'economia del paesino Sella di Lepre ed è venerata dai suoi abitanti quasi a livelli di fanatismo. Sempre vestita con un elegante abito bianco e tormentata da dolorose emicrania, la dea terrena permea il romanzo con la sua presenza in modo quasi prepotente, nonostante sparisca dopo tre capitoli e il lettore non senta neanche una mezza parola uscire dalle sue labbra. La conosciamo attraverso lo strascico immenso che lascia dietro di sè: le voci di ogni singola persona del paese, la cui mente di notte si ritrova infestata da presunti cadaveri dalla scrittrice, ma soprattutto da coloro con cui era più in contatto, ovvero gli allievi, i produttori di best-seller della società letteraria. 
Focalizzandosi su ciò, il libro ci offre un'analisi approfondita dello scrittore. 
Lo scrittore, questa bestia rara. Non avevo mai letto un libro che si focalizzasse sui possibili metodi e sulla vita di coloro che sono capaci di scrivere la vita a parole, perchè è proprio questo che fanno. Sono scrittori che tra la ressa del supermercato individuano soggetti interessanti e li osservano, o registrano col telefonino discussioni tra coniugi; scrittori che possono scrivere solo basandosi su cose reali, che non sanno imprimere nell'inchiostro qualcosa che non hanno vissuto e per questo si nutrono dei discorsi altrui, ne ingurgitano le esperienze più private e delicate per trasformarle in materiale di lavoro. Tutto ciò, ovviamente, non può avvenire spontaneamente e, per questo, si servono del Gioco. Devo dire che questa tortura, sia letteralmente che metaforicamente, un po' mi ha attirato e un po' mi ha respinto: mi piacerebbe giocarci e, allo stesso tempo, mi piacerebbe non rivedere mai più la persona con cui ho giocato. 
Tutto si svolge in un'atmosfera gotica, quasi vicina al bondage. Mi sono immaginata, del tutto istintivamente, paesaggi molto cupi, case illuminate da luci soffuse, incentivata dal fatto che la maggior parte degli avvenimenti si svolgono di notte.
Ma, come dicevo, principalmente mi sono dovuta affidare al mio istinto, perchè talvolta avvertivo, durante la lettura, dei buchi, delle mancanze. Innanzitutto, alcuni avvenimenti arrivano a sfiorare il sovrannaturale, soprattutto alla fine del libro e vengono descritti un po' frettolosamente, lasciando da parte i particolari e si sa che un racconto senza particolari è come una casa senza fondamenta: non regge, risulta grottesco e si sfalda sotto un peso che è troppo grande da sostenere. Inoltre, i membri della società sono dieci e l'autore si limita a caratterizzarne tre o quattro, mentre degli altri sappiamo a malapena il nome. Ed è un vero peccato, perchè attraverso quei pochi che ci vengono presentati l'autore dimostra di saper creare personalità e modelli di vita inusuali e ben pensati.
Anche l'ambientazione è lasciata un po' da parte e percorriamo l'accattivante paesino di Sella di Lepre osservandone solo l'esteriorità; mi sarebbe piaciuto, oltre che ricevere un tour degli edifici più importanti, anche avere un'idea di come la gente vi vive, delle tradizioni onorate all'infuori dell'ossessione per le statue mitologiche.
Penso che un libro con una così buona idea di fondo debba saper soddisfare sotto più punti di vista, perchè l'autore ci ha dimostrato di saper gestire una storia stramba con notevole maestria e dovrebbe dare una risposta anche a ciò che può sembrare uno sfizio capriccioso o un dettaglio tralasciabile. Sono sicura che raggiungerebbe alti livelli e diventerebbe un'opera d'arte particolare e macabra.


VOTO: 8+

lunedì 1 giugno 2015

La sposa giovane - Alessandro Baricco

La sposa giovane - Alessandro Baricco
Pagine: 183
Edizione: Feltrinelli


TRAMA                                                                                      
Siamo all'inizio del secolo scorso. La promessa sposa è giovane, arriva da lontano e la famiglia la accoglie, quasi distrattamente, nella elegante residenza fuori città. Il figlio non c'è, è lontano, a curare gli affari della prospera azienda tessile. Manda doni ingombranti. E la sposa lo attende dentro le intatte e rituali abitudini della casa, soprattutto le ricche colazioni senza fine. C'è in queste ore diurne un'eccitazione, una gioia, un brio direttamente proporzionale all'ansia, allo spasimo delle ore notturne, che, così vuole la leggenda, sono quelle in cui, nel corso di più generazioni, uomini e donne della famiglia hanno continuato a morire. Il maggiordomo Modesto si aggira, esatto, a garantire i ritmi della comunità. Lo zio agisce e delibera dietro il velo di un sonno che non lo abbandona mai. Il padre, mite e fermo, scende in città tutti i giovedì. La figlia combatte contro l'incubo della notte. La madre vive nell'aura della sua bellezza mitologica. Tutto sembra convergere intorno all'attesa del figlio. E in quell'attesa tutti i personaggi cercano di salvarsi.


RECENSIONE                                                                                                                             
Vorrei iniziare con un consiglio: non leggete la trama di questo libro, se decidete di leggerlo. Io stessa, qui, l'ho riportata per semplice formalità e la storia l'ho letta alla cieca. Iniziatelo anche voi senza saperne niente, accarezzatene la copertina e annusatene le pagine; affidatevi a lui così come vi affidereste a un appuntamento al buio. Varcate cautamente la soglia di questa casa che vi si staglia davanti agli occhi ed osservate. 
Io me la sono immaginata principalmente bianca con larghi corridoi illuminati dalla luce del sole che filtra tenue dalle tende color pastello, niente a turbare la compostezza e la pace, la calma imposta da una rigida routine che nulla può disturbare. I rituali hanno il completo controllo sui protagonisti, tanto da renderli semplici marionette senza nome: la Madre, il Padre, la Sposa Giovane, il Figlio, la Figlia, lo Zio ed il maggiordomo Modesto, che impersona una qualità invece che un'abitudine. Ma ognuno di questi, pur nella fissità dei propri giorni, riesce a spiccare per qualche vizio, qualche sfizio che ai personaggi di Baricco non manca mai. Non so come faccia a trovare caratteristiche e attitudini sempre nuove da attribuire alle sue creazioni, fatto sta che ognuna è unica e non si ripete mai. 
Tutto ruota attorno alla figura della sposa, di cui seguiamo la trasformazione da crisalide a farfalla grazie a due interessantissime figure femminili, le api regine dell'alveare che indirizzano la sposa verso due atteggiamenti contrapposti: l'annullamento di sè o l'esaltazione della propria femminilità, due fasi che più o meno tutte attraversiamo crescendo, nel passaggio dall'infanzia alla pubertà, quando accantoniamo le ginocchia sbucciate e le macchie di terra sulle magliette per far spazio ai trucchi e ai profumi. La ragazza non è parte della famiglia, ma col tempo arriverà ad amalgamarsi. Si sa, però, che aggiungendo un ingrediente il risultato non potrà mai essere uguale e quindi, silenziosa ed inosservata, porta scompiglio, aggiunge un retrogusto lieve che ci resta incollato alla punta della lingua. Rappresenta la rottura di un equilibrio, come un tassello che vuole incastrarsi a forza in un puzzle già finito. 
Due temi che a me piacciono particolarmente e che questo libro tratta sono quello dell'attesa e dell'illusione bruscamente e incurantemente calpestata; Baricco, per rappresentarli, utilizza un'unica stupefacente ed efficace immagine: una sposa che aspetta, sola, in una casa completamente vuota. I cassetti sono stati svuotati, i mobili coperti da lenzuoli, i quadri staccati dalle pareti in vista di un viaggio che, per tradizione, dovrebbe lasciarsi alle spalle il vuoto. Ma questa volta, una figura si staglia sulla soglia dell'uscio e spezza l'integrità, come d'altronde si impegna a fare per tutto il libro.
La villa citata più e più volte non è l'unico luogo in cui la ragazza dovrà confrontarsi con un mondo che non le appartiene. Baricco sceglie un'altra ambientazione, abbastanza inusuale, ma che ha pur sempre qualcosa a che fare con quell'abitazione dall'atmosfera delicata, ma languida: un bordello, un ambito di lussuria ed erotismo in cui si raggiungerà il culmina della bellezza, della pura estetica.
L'emblema del peccato e della perdizione è descritto in modo velato, senza scadere mai nel volgare: si rimane superiori alla materia, la scrittura sembra quasi astratta. Qui si svolgerà anche il finale, che rappresenta allo stesso tempo la novità, pecora nera nella vita di routine a cui ci eravamo quasi adattati, e un circolo che si chiude, un serpente che si mangia la coda. 
Baricco, ancora una volta, è stato capace di stupirmi e di farmi leggere un piccolo e incantevole romanzo. Ormai, nel cuore ho un piccolo buchino riservato ai suoi personaggi che si accatastano uno sulla testa dell'altro, schiacciandosi...prima o poi mi scoppierà.


 VOTO: 9

giovedì 28 maggio 2015

Il Gattopardo - Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Il gattopardo - Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Pagine: 278
Edizione: Feltrinelli


TRAMA                                                                                 
Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico: è di scena una famiglia della più altra aristocrazia, colta nel momento del trapasso di regime, mentre già incalzano i tempi nuovi. Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, il romanzo lirico e critico insieme, ci offre un'immagine viva, animata da uno spirito modernissimo.


RECENSIONE                                                                        
Mi era stato consigliato questo romanzo fin da Giugno dell'anno scorso e mi ero sempre ripromessa di leggerlo, senza trovarne le forze. Mi aspettavo la pesantezza da romanzo storico, infinite descrizioni, eppure quando l'ho incrociato lungo il mio cammino per la seconda volta mi sono decisa a dargli una possibilità. 
Fin dal principio, mi ha stupita. La storicità è quasi lasciata in secondo piano, amalgamata all'insieme tanto da risultare irriconoscibile, come succede nelle foto, in cui lo sfondo risulta sfuocato dietro i soggetti in primo piano, definiti. Questi soggetti sono creati e modellati perfettamente da una scrittura immaginifica ed evocativa; l'autore, come una sorta di Mr Gwyn dipinge con le parole dei ritratti fisici e psicologici in maniera maestrale e idea figure che permangono nel tempo. La principale è quella di Fabrizio di Salina, attorno a cui ruotano tutti gli altri personaggi, come fossero ballerini che danzano in cerchio tenendosi per mano, attorno a una possente colonna marmorea. Perchè così è, Fabrizio di Salina: un uomo che già dalla sua prima apparizione ci intima una sensazione  di inferiorità e rispetto, l'ho immaginato come un uomo brizzolato, dalla camminata decisa e composta, il portamento eretto ed autoritario, la voce tuonante.
I due ballerini che si collocano al suo fianco sul podio, aggiudicandosi la medaglia d'argento e di bronzo, sono indubbiamente Angelica e Tancredi. Armoniosi, aggraziati e un po' lussuriosi danzano attraverso ogni capitolo lasciando una scia che, come un filo d'argento, illumina e rischiara tutto ciò che sta attorno. Pur svolgendosi negli anni di Garibaldi e dell'unità d'Italia, pur dipingendo un quadro di vita aristocratica, grazie a loro, la storia raccontata ci si avvicina e ci sembra estremamente attuale. Tuttò ciò, unito a una struttura di capitoli brevi e dalla divisione del romanzo in più parti, permette lo svolgimento di una lettura scorrevole e piacevole; anche nei luoghi più rumorosi e affollati è riuscito a catturarmi e a farmi immergere in un mondo lontano nello spazio e nel tempo. 
La chiusura di una simile opera non può che essere sublime: ho trovato il finale musicale, profondo, impattante; pieno di suoni forti, come quello del mare che viene rievocato. Dopo aver raggiunto il culmine, mi aspettavo che il libro terminasse, ma di nuovo sorprendendomi mi sono trovata davanti un altro capitolo. L'ultimo fotografa un momento di vita della stessa famiglia, ma anni dopo e sembra un po' fuori luogo, separato dal resto, come se il sipario si fosse già dolcemente chiuso, avvolgendo il pubblico nella sua aurea bordeaux e poi poche figure fossero rientrate a rompere l'incantesimo. Arrivando, però, alle ultime parole si capisce che si è trattato di un intervento necessario. Il romanzo termina (questa volta per davvero) con un'immagine un po' cinica, un po' sfacciata e incurante; l'immagine di un epoca e di una classe sociale che crolla a pezzi, che precipita verso il suolo per lasciar spazio a una nuova era.

"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi."


VOTO: 9

domenica 3 maggio 2015

Mr Gwyn - Alessandro Baricco

Mr Gwyn - Alessandro Baricco
Pagine: 158
Edizione: Feltrinelli


TRAMA                                                                          
Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn.


RECENSIONE                                                                          
Uno scrittore che smette di scrivere. Sarà mai possibile? Il lupo perde il pelo, ma non il vizio e nonostante tutte le attività palliative a cui affidarsi, l'impulso di mettere ordine ai pensieri su carta, di immortalizzare, sradicare da sè stessi i tormenti per donarli al foglio non svanisce. E così, Mr Gwyn decide di scrivere ritratti. 
Mr Gwyn è un personaggio geniale, forse quello che ho amato di più in tutti i libri di Baricco. Quasi meglio di Bartleboom, potrebbe scalare la vetta nella lista de "gli uomini della mia vita (ovviamente fittizi)". Un uomo un po' perso che, come succede un po' a tutti, non riesce a capire cosa gli manchi e per non perdere di vista la sua vita stessa, comincia a muoversi con cautela a fare un passo per volta con una lentezza saggia e ispiratrice, che gli apre gli occhi su cose che nella fretta consueta ci scorrono davanti e non le vediamo. Attorno a lui, stella centrale e più luminosa, una costellazione di figure femminili, precisamente tre, di forma diversa. La signora con l'ombrello è una nebulosa, presente anche senza esserci; la "segretaria" di Mr Gwyn una stella un po' cicciottella, ma stupendamente luminosa. Infine, l'ultima piccola stella selvaggia, che appare solo verso la fine e potrebbe sembrare, inizialmente, poco degna di nota, ma che riuscirà a prevalere e sovrastare le altre con la sfacciataggine e l'incuranza spietata che solo i giovani sanno avere, portando il desiderio a vincere sull'amore.
L'ambientazione è formidabile, così come tutto il resto del libro, e non ho il coraggio di parlarvene perchè non renderei giustizia e vi toglierei il piacere di leggerne. Posso solo dire che è curata con millimetrica precisione, ogni dettaglio viene portato in vita solo dopo ore di riflessione, come Don Chisciotte che per scegliere il nome per il suo cavallo e per sè stesso impiega giorni; la precipitazione non è lecita, se non anche questa parte di un disegno superiore.
Non sappiamo cosa Mr Gwyn scriva nei più o meno lunghi suoi "quadri", sappiamo solo che con lo sguardo pungente di un'aquila attraversa gli strati di pelle e legge dentro i modelli che gli stanno di fronte. E io so solo che in uno scrittore che scrive ritratti ci ho visto dentro Baricco stesso, Baricco che è capace di riflettere le anime e di costruire storie oniriche, sogni. La sua scrittura sembra quasi astratta, pennellata lievemente, quasi invisibile e ci trascina in un mondo che è tutto da interpretare, è tutto un indizio: il prologo di un universo immenso, uno spunto per una riflessione interiore profonda. Allo stesso tempo, riesce ad essere poi estremamente concreta, cinica, incurante degli sconvolgimenti che provocherà in chi ne verrà a contatto; delle scene riescono ad essere terribilmente commoventi, ci tirano sulla terra, ci fanno tornare con i piedi sul duro asfalto.
Con un fenomeno lampante di metaletteratura, Baricco intreccia Mr Gwyn con altre sue opere, costruendo un libro dentro al libro: Tre volte all'alba, nominato e letto da uno dei personaggi; Smith e Wesson, richiamato in poche righe che danno un piccolo spazio, che passa quasi inosservato, allo
stravagante metereologo Smith.
Sui libri di Baricco non riesco mai a dire molto, perchè sembra di sminuirli, parlandone. Vanno solo letti, soprattutto da chi ha la sensibilità giusta per percepirli in tutta la loro grandezza. 
Mr Gwyn è un libro decisamente particolare, il secondo più bello dopo Oceano Mare che ormai sta diventando insuperabile; anche qui, mondi e trame originali narrati con una scrittura che rende estatici e che non mi farebbe mai staccare dalle pagine.


VOTO: 9,5

sabato 2 maggio 2015

Smith e Wesson - Alessandro Baricco

Smith e Wesson - Alessandro Baricco
Pagine: 108
Edizione: Feltrinelli


TRAMA                                                                                
Tom Smith e Jerry Wesson si incontrano davanti alle cascate del Niagara nel 1902. Nei loro nomi e nei loro cognomi c'è il destino di un'impresa da vivere. E l'impresa arriva insieme a Rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. Ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla è pronta a viverla. Per questo ci vogliono Smith e Wesson, la coppia più sgangherata di truffatori; ci vuole anche una botta, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. Nessuno lo ha mai fatto. Nessuno è sceso giù dalle cascate del Niagara dentro una botte di birra. E' il 21 giugno 1902. 


RECENSIONE                                                                                                   
"Smith: non le ho nemmeno ancora detto il mio nome. Smith.
 Wesson: Piacere, Wesson. [si stringono la mano]
 [lunga pausa]
 Smith: Una soluzione potrebbe essere quella di chiamarsi per nome.
 Wesson: Ottimo!
 Smith si avvicina di nuovo al letto e tende la mano verso Wesson.
 Smith: Tom. E' un piacere.
 Wesson: Jerry. Il piacere è mio."

Tom e Jerry, una cartone animato; Smith e Wesson, una marca di pistole. Nei nomi e cognomi dei due personaggi principali di questo breve e scorrevole libro ne è concentrata l'essenza: le scene, le battute esilaranti e la drammaticità di una vita impietosa, che non guarda in faccia nessuno. Sono due elementi che nei libri di Baricco quasi sempre ritroviamo, lui che con la sua scrittura riesce ad essere cinicamente ironico e triste, creando vite e storie perlopiù pessimistiche e melancoliche.
In questo libro di un centinaio di pagine che si legge in un battito di ciglia, ritroviamo l'atmosfera di Novecento e possiamo immaginare che il teatro sia lo stesso, che siano solo cambiati scenografia e personaggi, ma soprattutto il narratore, ignoto fino alle ultime pagine. In piedi, in mezzo al palco, crea un paesaggio che non è più quello di una barca nell'oceano, ma quello delle cascate del Niagara; uno spazio in cui si muovono, essenzialmente, solo tre protagonisti. Rachel, come una Elisewin ritornata in campo, si lascia alle spalle un passato spiacevole per tuffarsi a bomba nella vita, sprezzante del fatto che l'impatto con l'acqua potrebbe non essere indolore. Smith è un metereologo in fuga dallo stato per le sue truffe, un piccolo genio inventore che si dà alla statistica: immagina che un modo molto efficace per prevedere il tempo metereologico sia parlare con la gente e farle ricordare quel determinato giorno di quel determinato anno in cui hanno vissuto qualcosa di particolarmente importante, e in questa circostanza non potranno non rimembrare se c'era il sole o qualche nube sparsa. Wesson, infine, un uomo invisibile dietro l'imponente e soffocante ricordo lasciato dal padre, una leggenda delle cascate; Wesson che vuole riscattarsi e non essere più solo un'ombra, che conosce i fondali come le sue tasche o forse meglio, e che di lavoro recupera la gente morta dalle acque, gente che vi si è buttata per suicidarsi.
Baricco, come sempre, riesce a creare dei personaggi che si portano addosso storie incredibili, come abiti cuciti su misura e ricamati in modo spettacolare; ma questa volta, essendo il racconto decisamente breve, non arriva a scavare nei meandri delle menti e a caratterizzarli profondamente, lasciandoli come se fossero la loro storia e non sè stessi. 
Ho iniziato a leggerlo una sera da mia nonna e, mentre lei dormiva su un lato del letto, io sull'altro continuavo a leggere fino a notte fonda facendole schermo col mio corpo, perchè la luce della lampada sul comodino non la svegliasse. Ho trattenuto a stento le risate, mi sono immersa in tutt'altro
mondo e avrei finito di viverlo nel giro di un'ora se il sonno non avesse avuto il sopravvento. Questo per dimostrare, che nonostante la piccola pecca della caratterizzazione dei personaggi, è di una scorrevolezza assoluta e di un'atmosfera che cattura. Baricco non si smentisce.


VOTO: 8

I dolori del giovane Werther - Johann Wolfgang Goethe

I dolori del giovane Werther - Johann Wolfgang Goethe
Pagine: 157
Edizione: Acquarelli
Titolo originale: Die Leiden des jungen Werthers


TRAMA                                                                          
Werther, ragazzo ventenne proveniente da una buona famiglia e dotato di ottima cultura, con una particolare passione per il disegno e le opere classiche, si reca in campagna sia per sistemare alcune questioni familiari che per dedicarsi all'otium litterarum; raggiunto il villaggio di Wahlheim, inizia a fraternizzare con la comunità locale, e in occasione di un ballo incontra Lotte, una ragazza del luogo dotata di bellezza e acume, ma già promessa ad Albert, un giovane funzionario temporaneamente fuori città...


RECENSIONE                                                                                                                              
Un anno e qualche mese fa, leggevo per la prima volta I dolori del giovane Werther e ne restavo soggiogata, ammaliata e qualsiasi altro aggettivo indichi un atteggiamento di ammirazione ed estasi. L'occasione di rileggerlo è arrivata a pennello, con puntualità da orologio svizzero ed io l'ho colta molto volentieri, perchè amo leggere i miei libri preferiti più e più volte. Conoscere già la storia aiuta ad immergersi maggiormente nella scrittura, nell'animo dei personaggi, permette di scovare dettagli che ad un primo approccio ci erano scorsi sotto gli occhi senza catturare la nostra attenzione. 
Chi non l'ha mai letto nè visto potrebbe aspettarsi da un titolo così imponente un voluminoso e pesante tomo, scritto in un linguaggio arcaico e indecifrabile. In realtà, si presenta all'apparenza come un innocuo libricino che, però, contiene in sè lo Sturm und Drang, la tempesta e l'assalto che ci vengono trasferiti quasi per osmosi. A mio parere, racchiude una grandissima potenza, un vortice di emozioni che avvolge il lettore come un filo spinato che ci provoca dolore e allo stesso tempo delizia: in una parola, sublime. La scrittura è estremamente affascinante, immaginifica e tormentata, ma la lettura resta molto scorrevole, soprattutto per il fatto che le lettere di cui è formato sono molto brevi e si richiamano l'un l'altra. Non si tratta di un normale romanzo epistolare; Goethe vi ha inserito un'innovazione che verrà adottata, negli anni successivi, anche da Foscolo ed è quella di riportare solo i testi del mittente che formano tanti brevi racconti a sè, che non hanno bisogno del supporto delle risposte del destinatario.
Il tema dell'amore, il tema della morte, della forza della natura ed il tema sociale sono tutti racchiusi e intrecciati in un unico quadro. L'ambito sociale e l'amore sono le due cause per cui la morte appare come unica soluzione; la morte è una culla, un impulso perennemente presente, costante nel romanzo. L'amore è tormentato e lontano da quello che noi conosciamo: Lotte è idealizzata come forma pura, come personificazione stessa dell'amore. Werther ama l'amore più che la donna amata, è un esule alla ricerca di un approdo sicuro, rappresentato da questa virtù che lui ritiene la più elevata di tutte. 
Werther è l'immagine dell'eroe romantico: irrazionale, passionale e sensibile. Suscita pietà per la sua fragilità e per l'affetto che riesce a provare anche per Albert che, involontariamente, è colui che gli ha rubato Lotte. I due personaggi maschili sono completamente in antitesi; opposizione che diventa lampante nel passaggio più bello del libro, ovvero il dialogo sul suicidio, che Werther supporta come forza di chi riesce a liberarsi da un giogo insopportabile e Albert disdegna come debolezza di chi non riesce a fronteggiare una vita tormentata. La bellissima immagine portata da Werther rimane nel cuore: quella di una ragazza che ama con tutta sè stessa e viene abbandonata, e si ritrova come in
bilico sul precipizio di una montagna, basta un colpo di vento perchè cada giù. 
Non c'è molto altro da dire, o dovrei analizzare passaggio per passaggio. E' uno dei miei libri preferiti e ritengo di non essere una lettrice che si accontenta di poco. Per capirne la grandezza ed assaggiarne la sensibilità toccante l'unica via è leggerlo, perchè viverlo attraverso le parole di una recensione è sicuramente troppo poco.


VOTO: 9/10