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domenica 27 aprile 2014

Sull'amore - Hermann Hesse

Sull'amore - Hermann Hesse
Pagine: 338
Edizione: Mondadori
Titolo originale: Wer lieben kann, ist glucklich


TRAMA
"La felicità è amore". Felice è chi sa amare. L'amore adolescenziale, l'esperienza d'amore matura, l'amore per l'umanità in un'antologia di testi poco noti dello scrittore.


RECENSIONE
Quando l'ho visto in libreria, mi sono sentita subito attratta da questo libricino rosso e spesso. Con la cordina a fare da segnalibro sembrava quasi un diario, qualcosa di intimo e personale; considerando anche l'autore, sapevo che non sarebbe stato un libro superficiale.
Sull'amore è un'antologia che raccoglie riflessioni, poesie, racconti, o anche solo brevi frasi, infatti alcune pagine sono quasi completamente bianche con solo due righe poste al centro.
I racconti riguardando tutti l'amore tra uomo e donna, perciò si sa già che il protagonista incontrerà qualcuno di cui si innamorerà. Fin dalla prima pagina, quindi, si legge la storia in una specie di "apnea" in attesa dell'incontro, del momento in cui tutte le emozioni raggiungeranno il culmine e nascerà l'amore. E' estremamente interessante vedere come l'autore descrive questo sentimento che nasce e cresce dentro ai suoi protagonisti; e lo è ancor di più il fatto che non sempre ciò avvenga. Nei brevi testi, infatti, ci vengono svelate molteplici facce dell'amore; le storie sono tra le più varie: amori corrisposti, ma ostacolati da fattori esterni, amori bloccati sul nascere, amare senza essere ricambiati o essere amati senza ricambiare.
La storia più bella è, a mio parere, "Iris - una fiaba", una storia ricca di descrizioni di natura e sentimenti; mi ha letteralmente rapita. E' la storia di Anselm, che parte come un bambino che si perde nel giardino in mezzo ai gladioli azzurri e immaginava mondi che non esistono; diventa un adolescente sfuggente, irritabile e vuoto, a cui manca qualcosa, e in seguito un uomo a cui sembra non mancare nulla. Finchè un giorno, conosce l'attrazione per Iris, grazie alla quale svolgerà un'analisi su sè stesso fino a conoscersi nel profondo.
Purtroppo, non tutte mi hanno coinvolta ai livelli di questa, ma quando si tratta di antologie è difficile che, avendo una vasta scelta, tutto ciò che si legge risulti sullo stesso livello.
Un climax attraversa la raccolta: l'autore arriva ad analizzare l'amore in tutte le fasce d'età. Partendo dalle cotte adolescenziali, e dal sapore del rischio che si prova quando si bacia una ragazza di nascosto, arriva fino all'età adulta. Si sente il cambiamento nelle descrizioni e nel registro; in vari racconti arriviamo a comprendere anche i dubbi che assalgono una persona matura quando si trova davanti a questo enorme fenomeno che è l'amore che, a quanto pare, suscita sorpresa e stupore ogni volta che lo si prova, anche su chi è maturo e "vaccinato".
Un elemento onnipresente è la natura. Il libro potrebbe, infatti, essere diviso in due parti precise, perchè senza preavviso,  la riflessione sembra spostarsi un po'. Mentre le prime pagine erano narrative e la natura vi faceva solo da cornice, verso la fine il tema dell'amore comincia ad essere trattato in modo più filosofico e spirituale, soprattutto per quanto riguarda il rapporto dell'uomo con il mondo che lo circonda.
La natura, secondo Hesse, è ciò che ci rende completi e bisogna viverne in contatto, fondersi con essa.
Da questa raccolta mi sarei aspettata termini molto ricercati, un linguaggio forzatamente forbito. In realtà, si è rivelata piacevole e leggera, pur senza essere superficiale, e penso possa essere apprezzata soprattutto come lettura di stallo, per fare una pausa, per staccare un po' la testa rimanendo a contatto con grandi autori.


VOTO: 7

mercoledì 9 aprile 2014

Looking for Alaska - John Green

Looking for Alaska - John Green
Pagine: 221
Edizione: Penguin Group


TRAMA
Prima: L'intera esistenza di Miles "Ciccio" Halter è stata un grande non-evento, e la sua ossessione per le ultime parole famose gli ha fatto solo desiderare sempre di più il "Grande Forse" (Francois Rabelais, poeta). Si lancia, quindi, a capofitto nel possibilmente instabile, a volte pazzo e tutto-tranne-noioso mondo della scuola di Culver Creek e la sua vita diventa tutto tranne che sicura. Perchè alla fine del corridoio c'è Alaska Young. La splendida, intelligente, divertente, sexy, distruttiva, incasinata e completamente affascinante Alaska Young. Tira Ciccio nel suo mondo, lo lancia nel "Grande Forse" e gli ruba il cuore.
Dopo: niente è più come prima.


RECENSIONE
Inutile dire che John Green sia uno dei miei scrittori preferiti e che io lo stimi moltissimo per il suo modo di rappresentare l'adolescenza con sfrontato realismo. Cercando Alaska ne è l'esempio lampante.
L'avevo già letto due anni fa in italiano e, avendo preso la decisione di rileggerlo, ho deciso di farlo in inglese. Pensavo che, essendo più grande e avendo vissuto nuove esperienze dalla prima lettura, avrei potuto comprendere più a fondo tutti gli stati d'animo che l'autore voleva trasmettere. E così è stato.
La storia si apre subito con un cambiamento: Miles, il protagonista, lascia la Florida per andare a frequentare Culver Creek in Alabama. La localizzazione del college americano è una delle più gettonate per libri e film, che spesso finiscono per essere tutti uguali e cadere nel banale. In questo caso, invece, l'autore si concentra maggiormente sulle lotte interiori dei personaggi, lasciando che il lettore ne venga catturato talmente tanto da lasciare in secondo piano il resto. 
Quando Ciccio conosce Alaska, i suoi dubbi e i suoi drammi cresceranno a dismisura. 
Alaska Young non è una persona facile da amare, ma nonostante ciò, amarla è inevitabile. E' come una calamita all'interno del romanzo: tutti i protagonisti sono inevitabilmente guidati da lei, sia direttamente che indirettamente.
E', ovviamente, il mio personaggio preferito, anche perchè mi ci rivedo in molti aspetti. E' estremamente lunatica, un momento amichevole e chiacchierona, quello dopo fredda e distante. Prende numerose iniziative; è una convinta femminista e un'incurabile lettrice e, soprattutto, una persona profondamente triste. Il suo passato è oscurato da una vicenda che la affligge costantemente e la sua vita è tormentata da un quesito irrisolto, trovato tra le pagine del libro "Il generale e il suo labirinto" di Gabriel Garcia Marquez: "come potrò mai uscire da questo labirinto di sofferenza?".

Quest'anima tormentata non può che attirare l'attenzione (e i sentimenti) di Miles, in cerca del suo "Grande Forse", di qualcosa che dia senso alle sue giornate.
La relazione e l'atmosfera che si crea tra i due, o più in generale l'alone che sempre circonda Alaska, è classico dei libri di John Green: alcune scene e avventure vissute dai protagonisti sembrano da film, quelle che mentre le leggi pensi "a me non succederà mai"; altri comportamenti e modi di fare sono, invece, realistici e credibili, a contatto con le delusioni, coi difetti e i malumori, con le illusioni e le forti mancanze.
La cosa più intrigante del libro è la divisione in "prima" e "dopo", e la numerazione dei capitoli in base ai giorni mancanti alla svolta. Ciò che avviene è inconsciamente percepito dal lettore; un messaggio subliminale comprensibile attraverso i dialoghi e le metafore, ma risulta pur sempre sconcertante nel momento in cui avviene.
Pur essendo la seconda lettura, la sensazione che mi ha suscitato è stata come quella della prima volta, se non più forte. Come se qualcosa mi si fosse schiantato nel petto. La scrittura di John Green crea sempre l'illusione che tutto possa andare bene, ma poi, inevitabilmente, il destino compie implacabile il suo corso, proprio come nella vita reale. Ci illudiamo e ci costruiamo castelli di carta, ma basta un soffio d'aria, perchè tutto cada e dei nostri sogni resti solo cenere, venendo rispediti con impeto nella quotidianità. E questo ci fa male e sembra distruggerci, perchè quando si è giovani, tutte le emozioni ci giungono amplificate; ma alla fine riusciamo sempre a rialzarci. 
Tutto questo viene riassunto alla perfezione in questa citazione, che è una delle mie preferite: "Quando gli adulti dicono: "gli adolescenti pensano di essere invincibili" con uno stupido sorriso di scherno sul volto, non sanno quanto hanno ragione. Non dobbiamo mai essere senza speranza, perchè non possiamo mai essere irreparabilmente rotti. Crediamo di essere invincibili, perchè lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come tutta l'energia, possiamo solo cambiare forma e misura e manifestazioni. Loro se ne dimenticano quando crescono. Si lasciano spaventare dalle perdite e le sconfitte. Ma quella parte di noi migliore della somma delle nostre parti non può iniziare e non può finire, e quindi non può fallire."
E' un libro simbolico dell'adolescenza, che può sembrare piacevole e scorrevole, ma che se viene letto tra le righe, assume il compito di portavoce dei sentimenti che, almeno una volta nella vita, ognuno di noi ha provato. Ma soprattutto, insegna ad apprezzare la vita proprio grazie alla possibilità della morte, a ricostruirsi dal nulla e ricominciare da capo.


VOTO: 9,5

mercoledì 26 marzo 2014

Perchè ci siamo lasciati - Daniel Handler

Perchè ci siamo lasciati - Daniel Handler
Pagine: 360
Edizione: Salani editore
Titolo originale: Why we broke up


TRAMA
"Questa è la storia di Min Green, di come lei e Ed Slaterton si incontrarono a una festa, andarono al cinema insieme, seguirono un'anziana signora, condivisero una stanza in un motel e si spezzarono i cuori a vicenda." 
Una storia d'amore che finisce. Due persone che si lasciano. Min ha la passione del cinema e vorrebbe diventare regista, Ed è il co-capitano della squadra di basket. Parlano due lingue diverse, sono una l'antitesi dell'altro. All'inizio la sfida è entusiasmante, ma presto si rivela per quello che si sapeva già fin dall'inizio: impossibile. Min lascia Ed, e per spiegargli il perchè gli scrive una lettera destinata ad accompagnare una scatola contenente tutti gli oggetti che hanno segnato la loro breve, intensa storia d'amore.


RECENSIONE
Quando al gruppo di lettura hanno nominato questo libro, non ho potuto non chiedere di prestarmelo; il titolo è stato un richiamo e non ho saputo resistere. Stavo leggendo Looking for Alaska, ma ho passato il pomeriggio immersa nelle pagine di questo, iniziato anche se non lo avevo programmato.
Premetto che la mia recensione non potrà essere oggettiva, anche se credo che non potrebbe esserlo per nessuno, perchè non si può fare a meno di lasciarsi coinvolgere. 
Quante volte ci siamo posti quella domanda? "Perchè ci siamo lasciati?" Nessuno potrebbe fare a meno di sentirsi preso in causa fin dal primo istante, solo con queste parole.

Il libro si apre con le parole "Caro Ed", facendoci capire che si tratta di una lettera. Una lettera destinata ad accompagnare una scatola di ricordi raccolti fin dal primo momento, come se Min sapesse inconsciamente che tutto sarebbe finito e che ci sarebbe stato bisogno di liberarsi di un fardello. Gli oggetti "collezionati" dalla ragazza sono veramente tanti, considerando la storia relativamente intensa, e da qui possiamo capire che breve non coincide sempre con passeggero, futile, superficiale. Infatti, la storia di Ed e Min è intensa, vissuta con tutto il cuore. Ci viene raccontata in ordine cronologico attraverso i momenti e i fatti riportati alla memoria dagli oggetti nella scatola, analizzati uno alla volta e rappresentati in un'immagine colorata che precede il capitolo. Queste tavole, questi disegni, che a primo acchito mi avevano fatto pensare ad un libro leggero e frivolo, hanno invece qualcosa di straziante, una volta che si comincia a leggere, tanto che a volte mi hanno quasi portato alla commozione. Leggere un biglietto con scritto "Non riesco a smettere di pensarti", sapendo fin dall'inizio che tutto è finito, ha avuto su di me un effetto inaspettato. 
La scrittura è scorrevole e sono prevalenti i dialoghi, originali e fuori dall'ordinario, come quasi tutti i personaggi.
Min e Ed, pur essendo una coppia, appartengono a due mondi opposti, due poli che si attraggono e che poi, inevitabilmente, si respingono. Min è considerata un'alternativa, una diversa nel mondo di Ed, ma questo a lui sembra piacere e ne viene addirittura condizionato, al punto da sentirsi coinvolto nelle sue avventure e in dovere di dare una mano a realizzare i suoi progetti. 
Lei vuole fare la regista, va sempre al cinema accompagnata dal suo migliore amico Al e ama i vecchi film, talmente tanto che nella lunghissima lettera che leggiamo sono quasi costanti i riferimenti ad essi, ricondotti a ciò che le sta succedendo. Ama il caffè e ha una lista delle caffetterie preferite; ha pochi amici con cui passa la maggior parte del suo tempo e passa la ricreazione nel gruppo ristretto di quelli giudicati "sfigati" e, sopratutto, mai si immaginerebbe di finire per innamorarsi del co-capitano della squadra di basket, atletico, bello, con molte ex fidanzate banali; che non conosce nemmeno la strada per il cinema preferito di Min, ma solo quella per un altro, molto più "in". Odia il caffè ed è amato da tutti, partecipa a feste e falò in pieno stile college americano e sembra quasi impossibile che uno come lui possa considerare Min.
Questa potrebbe sembrare la premessa per la classica storia dei diversi che si trovano, di lui che è troppo bello e popolare per lei, ma la storia funziona lo stesso perchè lei è l'eccezione. "Perchè ci siamo lasciati" non è questo. Sappiamo fin dall'inizio che non funziona; Min sa di non essere l'eccezione e si era solo lasciata accecare dall'amore che provava e che, mentre scrive la lettera piangendo in una caffetteria, si convince di non provare più.
La scrittura di Daniel Handler mi ha ricordato John Green. Le particolarità inimitabili che caratterizzano ogni singolo personaggio, gli ambienti;  il fatto che ogni cosa sia tremendamente realistica, pur lasciando spazio ad una leggera atmosfera di magia, come se tutto si svolgesse in un mondo impalpabile, raggiungibile solo con la lettura. Ma quest'aria di sogno viene rotta dalla realtà spietata che si intromette, come sempre, senza chiedere permesso.
E' un libro tanto scorrevole che quasi non ti accorgi di leggerlo, ma ti coinvolge talmente tanto che ti porta a provare gli stessi sentimenti della protagonista, soprattutto nel finale. Ciò si unisce inevitabilmente a ciò che ogni lettore può aver provato in situazioni simili, creando misto di tristezza e rabbia.
Una lettura velata di malinconia, adatta a chi ha bisogno di sentirsi capito e trovare conforto tra le pagine. Solo una piccola avvertenza: mettete in conto la possibilità di una piccola morsa nello stomaco, quando lo chiuderete dopo l'ultima pagina.


VOTO: 9

venerdì 14 marzo 2014

#Presentazione Angeli Ribelli - Connie Furnari




TRAMA
Inghilterra 1894, epoca vittoriana. Emily è una fragile fanciulla aristocratica di diciotto anni che vive a Southampton, profondamente segnata dall’assassinio della madre avvenuto molti anni prima sul ponte di Tower Bridge, nella capitale inglese.
La ragazza giunge a Londra con il padre, un facoltoso medico, per far visita alla vecchia zia Christine e comunicarle l’imminente matrimonio con Oliver, rampollo di buona famiglia, che li accompagna. Il giorno del loro arrivo, Emily apprende sgomenta che l’assassino della madre è ancora a Londra e continua a uccidere indisturbato ogni donna che osa avventurarsi di notte sul Tower Bridge, in modo inspiegabile e occulto. 
Ricercato da Scotland Yard e dal giovane ispettore Albert Thompson, il quale sembra avere un conto in sospeso con lui, l’assassino si rivela: è un ragazzo dalla bellezza angelica, di nome Victor, un essere sovrannaturale dalle fruscianti ali di corvo, capace di dominare le tempeste e di mutare aspetto in animale, per sfuggire agli occhi dei mortali.
L’angelo infernale lega a sé Emily, trascinandola dentro un’incontrollabile spirale di sangue, tentazione e immorali segreti, svegliandola nel corpo e nell’anima, e tramutandola inconsapevolmente in un essere molto più perverso di quanto sia mai stato lui.


SIMBOLOGIA DEL LIBRO
La protagonista indiscussa del romanzo è la Londra Vittoriana: città gotica, silenziosa e oscura, perennemente avvolta dalla nebbia. Londra è concepita come un universo a se stante, soggetta a regole sovrannaturali che i viaggiatori non riescono a comprendere. La città è spaccata in due: la società medio alto-borghese e i bassifondi, ma entrambe le parti vengono trascinate nel turbine di perversione e ribellione.
La rosa è il fiore che viene più volte citato, come simbolo di giovinezza effimera, delicato e per questo destinato a essere corrotto, a morire precocemente, al culmine della bellezza.
I colori predominanti nel romanzo sono il bianco e l’oro (Emily) come simbolo di innocenza, e il rosso e il nero (Victor) simbolo di peccato, perdizione, Inferno.
Uno degli elementi fondamentali e trascendentali del romanzo è la virtù, per la quale si lotta, intesa non solo come perdita della verginità ma come perdita di innocenza, di ingenuità, di purezza e di luce. In Victor esprime la privazione dell’anima e dell’amore, in Emily l’abbandono della vita precedente: due mancanze che vengono temute fino a quando l’uno e l’altra non ne accettano la perdita, per compiere la trasformazione decisiva.
Angeli Ribelli riprende il tema del suicidio de I dolori del giovane Werther di Goethe, ovvero il manifesto dello sturm und drang, un anticipo del romanticismo ottocentesco. Victor, giovane angelo ribelle, è come Werther: colto, educato, ingenuo e onesto ma schiavo delle passioni e delle tentazioni. Scopre un amore che non è terreno ma sovrannaturale, istintivo e totale. Il suicidio è l’estremo atto di ribellione contro Dio e soprattutto contro la società: l’unica soluzione per liberarsi dalla sofferenza, dall’amore che porta più dolore che gioia, l’atto di sublimazione per legarsi alla persona amata.
La tipologia d’angelo a cui appartiene Victor, i Ribelli, è da ricercarsi nel poema Paradiso Perduto di John Milton; il romanzo segue gli assiomi che Milton illustra nella sua opera, ma aggiunge particolari poco adoperati nel paranormal romance, creando una figura angelica inedita.
La storia si delinea prendendo spunto dal romanticismo gotico de La Bella e La Bestia (la fanciulla illibata tentata dalla passione selvaggia, soprattutto nelle scene al castello), dalle atmosfere cupe e cruente di Jack Lo Squartatore (la perversione e i delitti nei bassifondi della Londra vittoriana, l’East End, Whitechapel), e dall’attrazione esplicitamente sessuale di Dracula.
Le vicende sanguinose che si intrecciano, tra il fantastico e il reale, sono il grido d’aiuto delle persone dell’epoca che riescono a ribellarsi alla repressione bigotta, trovando ognuno a modo proprio lo sfogo dei naturali istinti primordiali di odio e d’amore. 


PERSONAGGI
Emily e Victor rappresentano le due facce dell’io: Yin e Yang, la luce e il buio, il bianco e il nero, la vita e la morte. Sono agli antipodi ma complementari, finché ognuno di loro non diventa l’opposto di ciò che crede di essere, invertendo il proprio significato nel contesto generale della storia. 
I nomi racchiudono il succo della caratterizzazione: Emily, come la poetessa Emily Dickinson, la solitudine e l’emotività. Victor invece l’impulsività e la sessualità, seguendo la forma arcaica del suo cognome Wilde, nel senso di selvaggio; un omaggio allo scrittore Oscar Wilde e alla sua opera Il ritratto di Dorian Gray, alla quale il romanzo si ispira. I tratti somatici che distinguono Victor sono quelli dell’attore e modello Ian Somerhalder, quelli di Emily invece sono ispirati all’attrice Gwyneth Paltrow.
Il giovane ispettore Albert Thompson di Scotland Yard e Oliver, il fidanzato di Emily, rappresentano i due diversi modelli di uomo vittoriano, due modi di vivere in una società bigotta e ipocrita: Albert esprime la ribellione, l’insofferenza alle regole, l’individualità e l’indipendenza, il rifiuto di un mondo fittizio in cui predomina l’apparenza. Cosciente del potere nascosto nelle donne tende a non sottovalutarle, trasformando la sua diffidenza in vera e propria misoginia. 
Oliver, essendo cresciuto in una famiglia aristocratica, crede che tutto gli sia dovuto e che le donne si dividano in solo due categorie: virtuose e peccatrici. Si sottomette alle regole imposte dalla società e cerca di non porsi domande. Affezionato a Emily, non riesce a vederla come un’amante bensì come una bambola: essendo stata scelta per la sua virtù, viene trattata come un oggetto asessuato da lui, destinata a essere soltanto la tipica moglie bella e silenziosa alto-borghese, da esibire ai ricevimenti.
Ogni personaggio cerca la realizzazione del proprio essere, con egoismo, fino a giungere alla conclusione che il bene e il male, la Luce e il Buio, possono convivere indistintamente dentro lo stesso animo.


ESTRATTO
Il Tower Bridge aspettava ottenebrato dalla nebbia, la luna cresceva nel cielo stipato di nubi. Nulla avrebbe potuto fermare il corso degli eventi, la fine sarebbe giunta silenziosamente, nella notte.
Nella camera buia che lo nascondeva, Victor presagiva lo sfogo animale che si sarebbe scatenato; le pupille erano diventate verticali, segno che la fame lo stava divorando e le ali d’ebano fremevano agitate.
Avrebbe dovuto uccidere ancora.
La ragazza lo ignorava. Non sapeva cosa lui in realtà fosse.
L’angelo premette i pugni sulle tempie mentre dal cuore del castello giungeva il rumore che più di ogni altro odiava sentire.
Il silenzioso scorrere delle lacrime.
Si pentì di averla portata laggiù e di non averla ammazzata subito, così da non ascoltare quel lamento straziante.
Cercò di tapparsi le orecchie, ma il pianto giunse amplificato, risalendo attraverso i muri e oltrepassando i mattoni di pietra.
Era un pianto di donna il suo Inferno, l’avrebbe udito finché fosse vissuto, finché avesse ricordato. E in quel dolore, non desiderò altro che un solo attimo di pace.


L'AUTRICE
Connie Furnari è nata a Catania, nel 1976. Laureata in lettere, appassionata di pittura e disegno, ha partecipato a numerose antologie e ha vinto diversi premi letterari. Nel 2011 è uscito il suo primo romanzo, Stryx Il Marchio della Strega, edito da Edizioni della Sera: un urban fantasy che ha ricevuto recensioni entusiaste e un’accoglienza calorosa da parte degli amanti del genere.
Angeli Ribelli è il suo secondo libro, un paranormal romance gotico con sfumature thriller, ambientato nella Londra vittoriana di fine ‘800: una storia d’amore maledetta, tra Paradiso e Inferno, impregnata di colpi di scena e suggestive atmosfere dark.


SITI CORRELATI E CONTATTI
  • Per il blog ufficiale dell’autrice cliccare QUI
  • La sua email: conniefurnari@hotmail.it 
  • Per il Booktrailer di “Angeli Ribelli” cliccare  QUI
  • Per l’ePub, disponibile a 2,49 euro, cliccare QUI
  • Il cartaceo a 12,90 euro, presso la casa editrice

domenica 16 febbraio 2014

Fallen - Lauren Kate

Fallen - Lauren Kate
Pagine: 442
Edizione: Rizzoli
Titolo originale: Fallen


TRAMA
Basta un istante per sconvolgere un'esistenza. A cambiare quella di Lucinda, diciassette anni, è stato l'incidente in cui è morto un suo caro amico. E lei ha visto addensarsi di nuovo le ombre scure che la perseguitano da quando è bambina. Guardata con sospetto dalla polizia e da chi la ritiene responsabile della morte dell'amico, Luca - così la chiamano tutti - è costretta a entrare in un istituto correzionale. Nessun contatto con il mondo esterno, telecamere di sorveglianza, ragazzi e ragazze dal passato oscuro e disturbato sono tutto ciò che si trova alla scuola Sword & Cross.
E poi appare Daniel. Il cuore di Luce le dice di averlo già incontrato, ma nella sua mente si accendono solo rari lampi di ricordi troppo brevi per essere veri. Soltanto quando rischia di perderla, Daniel decide di uscire allo scoperto: i loro cuori si conoscono da sempre, da tutte le vite che Luce non ricorda ancora di aver vissuto.


RECENSIONE
Della saga di Fallen possiedo tutti i libri e, tempo fa, quando l'avevo iniziata per la prima volta, mi ero fermata al terzo volume, Passion. 
Avendo acquistato, però, anche gli altri per completare la serie ho deciso di rileggerli tutti. Devo ammettere che non ricordavo quasi nulla, quindi è stato come se fosse il primo approccio; le abbastanza buone impressioni che ricordavo di aver avuto dalla prima lettura, sono state smentite, lasciandomi anche abbastanza stranita per aver pensato, all'epoca, che fosse un buon romanzo.
Il primo capitolo esordisce con l'arrivo di Luce all'istituto correzionale Sword & Cross. L'ambientazione ci viene descritta molto accuratamente, creando immagini chiare e ben delineate nella nostra mente. Particolare apprezzabile, se non fosse che il "vero" di questo libro si ferma qui. Vi starete dicendo: in un romanzo paranormale è normale che ci siano degli elementi surreali. Ma è proprio qui il problema. L'elemento soprannaturale ci viene svelato solo nelle ultime pagine ed è trascurabile e pressochè assente per tutto il resto del tempo; sono proprio i dettagli del reale, della vita normale che risultano inverosimili.
Per prima cosa l'istituto lascia un po' a desiderare in molti aspetti: inizialmente avevo storto il naso per il cimitero nel cortile, ma con i chiarimenti e le giustificazioni che vengono date smette di risultare improbabile. La palestra, però, è inserita in quella che una volta doveva essere una chiesa e vi è, all'interno, addirittura una piscina, racchiusa tra vetrate ad arco e pareti di pietra con tanto di candelabri. In aggiunta, i sorveglianti dell'istituto sono tutt'altro che intransigenti, anzi, avrebbero potuto anche non esserci, perchè in ogni caso gli studenti possono fare tutto ciò che vogliono, restando completamente impuniti: oscurare le telecamere di sicurezza, accedere agli archivi privati degli altri "detenuti" e, addirittura, fare feste nelle camere da letto a cui è presente tutta la scuola (che non mi spiego come possa starci in quanto a spazio) e fornite di champagne, palla di discoteca, karaoke e musica assordante, senza che nessuno si accorga di niente.
Lo scetticismo non passa neanche per quanto riguarda i personaggi. In generale, non toccano la curiosità o le sensazioni del lettore, perchè nessuno viene caratterizzato particolarmente.
I tre personaggi principali sono Luce, Cam e Daniel. 
Luce è la Bella Swan di Twilight o, se preferite, la Abby di "Uno splendido disastro"; ovvero una bambola di pezza messa nelle mani dei due ragazzi che sembra non avere una volontà propria o la capacità di tirarsi fuori da sola da una situazione sconveniente. E' decisamente "molle", quasi inconsistente. Dal suo arrivo alla Sword & Cross, non fa altro che farsi trascinare dappertutto dalle ragazze che le rivolgono la parola, senza sentire il bisogno di conoscere sul serio nessuno, di confrontarsi o dimostrare un minimo di diffidenza; e lo stesso vale per il suo approccio con i due ragazzi che le interessano. 
Daniel è un ragazzo solitario e distaccato, il bel misterioso che nelle storie, banalmente, fa sempre innamorare tutte. Anche qui non usciamo dai soliti schemi, perchè Luce si sente attratta da lui fin dal primo momento e, seppur lui non la degni di uno sguardo e la tratti in modo maleducato e arrogante, lei continua imperterrita a perseguitarlo, senza preoccuparsi del fatto di risultare una bambina dai comportamenti maniacali.
Cam è l'esatto contrario: il classico playboy; comincia da subito a fare il cascamorto con Luce. Pur essendo affascinante, non mi è sembrato degno di nota per nessun altro motivo. Non spicca per simpatia, non ha una personalità originale; semplicemente riempe Luce di attenzioni, risultando anche affrettato e un po' inopportuno. Ma la ragazza, pur essendo persa di Daniel, lascia il piede in due scarpe e non si oppone per nulla a questi atteggiamenti, giustificandosi dicendo di non riuscire a resistere allo sguardo penetrante del ragazzo. Logicamente, i due pretendenti si scontreranno nel corso della storia e lei assisterà in disparte, senza il minimo sforzo di intervenire per separarli.
Insomma, un libro che può passare benissimo inosservato: non lascia nulla nel lettore, non emoziona e non ha nessun tipo di portata letteraria degna di nota.
Un mix fra Twilight e Uno splendido disastro, di cui forse leggerò il seguito, Torment, solo per non lasciare la storia a metà e sperando (probabilmente in modo vano) in una ripresa.


VOTO: 5

domenica 2 febbraio 2014

Rebirth - Matteo Zapparelli

Rebirth - Matteo Zapparelli
Pagine: 301
Edizione: Sogno Edizioni


TRAMA
Da millenni in ogni angolo del mondo si combatte una guerra segreta e sanguinosa tra i Figli di Argo, un'antica stirpe di licantropi, e l'oscuro Ordine della Croce d'Argento.
Una sola città vive in pace: Verona, la città dell'amore cantata da Shakespeare. Ma anche quest'ultimo baluardo sta per crollare, ora che l'Ordine schiera le proprie forze in disperato tentativo di annientare il nemico. E la scia di sangue crescerà fino ad assumere le forme di un fiume in piena.
Nel mezzo di questo vortice di violenza, Etienne e Sara si incontreranno quasi per caso. Lui, licantropo apostata che ha voltato le spalle ai propri fratelli per amore di una donna. Lei, ragazza sognatrice che gli ruberà il cuore con i suoi grandi occhi verdi. E, mentre cala la notte e sorge la luna piena, gli ululati echeggiano e le spade si innalzano, Etienne dovrà lottare per salvare la donna che ama e offrire al mondo un ultimo baluardo di speranza.


RECENSIONE
Di Matteo Zapparelli avevo già recensito Corner's Church e sono entusiasta del fatto che mi abbia riproposto di leggere un'altra sua creazione.
Questa volta, il genere cambia notevolmente perchè dal thriller si passa al primo volume di una saga dedicata al soprannaturale, i cui protagonisti sono licantropi.
Per una storia simile, avrei immaginato un'ambientazione remota, magari in una cittadina di montagna con pochi abitanti, mentre invece ho apprezzato l'audace scelta di far svolgere tutto a Verona. E' una città che, essendoci così vicina, nessuno potrebbe immaginare come scenario per un certo tipo di eventi, ma l'autore veronese non la fa risultare una scelta azzardata, bensì originale, grazie alle descrizioni suggestive. Rende onore alla sua città, esaltandone la bellezza con descrizioni accurate degli edifici e anche delle strade percorse, risaltando molto anche il contrasto tra la storicità e lo stile moderno. Ne è un esempio il covo dei Figli di Argo: un palazzo con un ingresso simile alla hall di un albergo, con un vasto ascensore dalle pareti di vetro che conduce, però, ai sotterranei in stile medievale, con un grande stanzone simile all'interno di una chiesa, in cui le avanzate telecamere sono sostituite dalle guardie. 
La scrittura è raffinata, ricca di immagini e, allo stesso tempo, scorrevole, efficace e avvincente.
La narrazione è divisa in capitoli brevi che si succedono con facilità, anche se in alcuni punti la storia risulta un po' intervallata, dato che ogni volta la scena si sposta su personaggi diversi. Per quanto riguarda questi ultimi, la caratterizzazione è ben fatta; inoltre nel corso della storia capita che, spinti dall'istinto, si smentiscano con i loro comportamenti e le loro azioni risultando incoerenti, proprio come succede nella vita reale. Ho apprezzato in particolare il personaggio di Sara che pur essendo la più comune nella storia, non passa per un'inutile spettatrice passiva, ma si comporta nel modo adatto alla situazione e cerca sempre di farsi valere.
Un'altra cosa che mi è piaciuta è stata l'idea di base e lo sviluppo che l'autore gli ha dato. Le storie di questo genere, solitamente, riguardano spesso l'essere paranormale che si innamora di una mortale, mettendola in pericolo e portando scompiglio nella sua vita. Qui, invece, pur essendo presente l'amore, tutto è incentrato sugli antichi divari tra le due fazioni. Quella illustrata meglio è l'Ordine della Croce d'Argento, costituita come una vera e propria setta religiosa, comandata da un console la cui identità è tenuta segreta ai membri, nata ai tempi dei Romani e caratterizzata da un simbolo. Della storia dei Figli di Argo, invece, vengono solo accennati alcuni dettagli, lasciando il lettore in attesa del secondo volume. 
L'unica pecca è che la storia d'amore mi è sembrata, a tratti, un po' calcata con molte frasi dolci. E' comprensibile che l'autore abbia fatto questa scelta, probabilmente per evidenziare il forte legame creatosi in un tempo sorprendentemente breve. Non mi ha particolarmente colpito per un semplice gusto personale, ma tirando le somme non è un dettaglio che sminuisce la storia; al contrario, da alcuni potrebbe essere gradito.
In ogni caso, dopo questi momenti molto "soft", la storia si riprende notevolmente, perchè "l'oasi di pace" data dall'unione dei due viene quasi sempre sconvolta da eventi che riportano l'attenzione sull'azione e il movimento.
Tutto il libro gira attorno ad un costante senso di fermento, in attesa di un grande evento che ci viene in parte anticipato per incuriosire, ma che poi non viene raccontato fino alle ultime pagine. Ottima tecnica, che spinge il lettore a proseguire verso un colpo di scena inaspettato.
Il finale sarebbe chiuso, se non fosse per una cosa lasciata in sospeso che stuzzica il lettore, lasciandolo in attesa del secondo capitolo della saga.


VOTO: 8-

venerdì 31 gennaio 2014

Dark Passion, Desiderio Oscuro - Anna Grieco, Fiorella Rigoni, Alexia Bianchini

Dark Passion, Desiderio Oscuro - Grieco, Rigoni, Bianchini
Pagine: 115
Edizione: La mela avvelenata

PER LA RECENSIONE DEL PRIMO LIBRO DELLA SAGA CLICCARE QUI



TRAMA

Cassandra, ormai preda della transizione che farà di lei un demone o un angelo, è sottoposta a una pressione tremenda. La sua parte malvagia preme per sopraffare quella buona, tanto che un giorno tenta di azzannare Marcus. In seguito a ciò, Michael e i suoi fratelli arcangeli decidono di sottoporla a una stretta sorveglianza, per la sua stessa sicurezza e per quella degli umani. Un episodio imprevisto, tuttavia, cambierà le carte in tavola. L'arrivo di Gabriel e Uriel convincerà la cacciatrice che gli arcangeli vogliono ucciderla per scongiurare la profezia che la vede protagonista e che la indica come il Distruttore. Cassie, in preda alla furia, fugge dalla fortezza celata tra i Carpazi, decisa a riprendere in mano le redini della propria vita, ma nulla va come previsto. Lilith, sua madre, riesce a trovarla e la costringe a seguirla nel suo covo. E' in quel momento che per Cassandra comincerà la vera battaglia, perchè non saranno le creature infernali che dovrà temere, ma l'oscurità che si cela dentro la sua anima.


RECENSIONE
In Luglio, il primo capitolo della saga della casa editrice La mela Avvelenata, aveva lasciato tutto in bilico con un finale aperto molto stuzzicante. Così, quando sono stata informata dell'uscita del seguito, ho accettato di buon grado di leggerlo.
Il secondo capitolo della saga, che si è rivelato migliore del primo, si apre col botto: "Sdraiata sul letto, Cassandra rimuginava su ciò che le era accaduto nelle ultime settimane. Non faceva altro che passare la lingua sulle zanne acuminate, quasi sperasse di farle sparire."
Con un inizio simile, non sembra nemmeno di iniziare un nuovo libro; si ha l'impressione di aver semplicemente girato una pagina dopo quello che era stato l'ultimo capitolo del primo, perchè subito si rientra nel vortice della narrazione.
Dopo solo poche pagine, ci troviamo già di fronte ad un colpo di scena; il movimento e tutti i personaggi che avevamo abbandonato rientrano in scena da subito. 
Nonostante si abbia l'impressione di non aver mai lasciato la prima storia, però, gli sviluppi e i cambiamenti si fanno notare.
A cambiare è soprattutto l'ambientazione. Ricordo che uno dei paesaggi del primo capitolo era il caldo Texas, mentre invece, in questo, veniamo avvolti dagli ambienti cupi e freddi della Transilvania; precisamente ci troviamo a Brasov.
A circondare la grande dimora delle schiere angeliche sono la montagna e la neve, i boschi e vecchi capanni abbandonati. Questi aspetti creano un atmosfera perfetta per il tipo di storia e soprattutto per dare spazio al maniero sotterraneo di Lilith, la regina degli Inferi, che costituisce l'edificio principale in cui si svolge la storia. 
Il palazzo che mi sono immaginata è molto suggestivo, con grandi stanze pullulanti di orribili demoni, ma anche affascinanti umani a fare da servitori. Il colore predominante potrebbe essere il bordeaux, soprattutto nel grande salone del banchetto, e le luci per questo edificio simbolo di lussuria e morte, sarebbero perfette se soffuse.
Un'altra differenza che spicca è il divario tra bene e male, che non è più così evidente. Mentre nel primo venivano messi molto in luce i pregi dei buoni a contrasto con le oscenità infernali, in questo libro anche gli arcangeli e i vampiri del Bene dovranno ricorrere al loro lato più remoto e feroce per salvare la situazione.
Per quanto riguarda i personaggi, direi che gli stessi che mi avevano colpito parecchio nel primo libro, si riconfermano anche ora. Sono Cassandra e Azrael, che oltre ad essere due dei personaggi principali, sono fortemente legati tra loro. Questa volta, la loro relazione ha una particolarità abbastanza originale. Non viene calcata, nè è fisicamente presente per buona parte del libro, in cui i due sono separati e distanti. Nonostante questo, le autrici riescono a rendere chiaro il sentimento che li accumuna, attraverso i pensieri e gli atti che compiono. 
Avevamo lasciato Cassandra nel mezzo della sua trasformazione, a causa della quale sarebbe potuta diventare demone o angelo. Inizialmente, però, l'unico nuovo elemento evidente, sono le sue lunghe zanne e la sua fame di sangue. 
Questo genera grande scompiglio tra i compagni, e soprattutto in Azrael, che da misterioso e chiuso, mi è sembrato più avventato e spesso cieco di rabbia. Il cambiamento che sta avvenendo nella nostra protagonista troverà la sua meta tra le pagine e potrebbe lasciare un po' con l'amaro in bocca, perchè abbastanza prevedibile, se non fosse per un grandissimo colpo di scena che ci aspetta nel finale, in cui normalmente la situazione dovrebbe adagiarsi e almeno in parte risolversi. Qui invece apprendiamo, insieme ai personaggi, una notizia sconvolgente e come effettiva conclusione mi sono immaginata il volto sconvolto di Cassandra...ma per riprenderci dalla sorpresa dovremo aspettare il terzo libro.


VOTO: 8,5