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giovedì 28 maggio 2015

Il Gattopardo - Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Il gattopardo - Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Pagine: 278
Edizione: Feltrinelli


TRAMA                                                                                 
Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico: è di scena una famiglia della più altra aristocrazia, colta nel momento del trapasso di regime, mentre già incalzano i tempi nuovi. Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, il romanzo lirico e critico insieme, ci offre un'immagine viva, animata da uno spirito modernissimo.


RECENSIONE                                                                        
Mi era stato consigliato questo romanzo fin da Giugno dell'anno scorso e mi ero sempre ripromessa di leggerlo, senza trovarne le forze. Mi aspettavo la pesantezza da romanzo storico, infinite descrizioni, eppure quando l'ho incrociato lungo il mio cammino per la seconda volta mi sono decisa a dargli una possibilità. 
Fin dal principio, mi ha stupita. La storicità è quasi lasciata in secondo piano, amalgamata all'insieme tanto da risultare irriconoscibile, come succede nelle foto, in cui lo sfondo risulta sfuocato dietro i soggetti in primo piano, definiti. Questi soggetti sono creati e modellati perfettamente da una scrittura immaginifica ed evocativa; l'autore, come una sorta di Mr Gwyn dipinge con le parole dei ritratti fisici e psicologici in maniera maestrale e idea figure che permangono nel tempo. La principale è quella di Fabrizio di Salina, attorno a cui ruotano tutti gli altri personaggi, come fossero ballerini che danzano in cerchio tenendosi per mano, attorno a una possente colonna marmorea. Perchè così è, Fabrizio di Salina: un uomo che già dalla sua prima apparizione ci intima una sensazione  di inferiorità e rispetto, l'ho immaginato come un uomo brizzolato, dalla camminata decisa e composta, il portamento eretto ed autoritario, la voce tuonante.
I due ballerini che si collocano al suo fianco sul podio, aggiudicandosi la medaglia d'argento e di bronzo, sono indubbiamente Angelica e Tancredi. Armoniosi, aggraziati e un po' lussuriosi danzano attraverso ogni capitolo lasciando una scia che, come un filo d'argento, illumina e rischiara tutto ciò che sta attorno. Pur svolgendosi negli anni di Garibaldi e dell'unità d'Italia, pur dipingendo un quadro di vita aristocratica, grazie a loro, la storia raccontata ci si avvicina e ci sembra estremamente attuale. Tuttò ciò, unito a una struttura di capitoli brevi e dalla divisione del romanzo in più parti, permette lo svolgimento di una lettura scorrevole e piacevole; anche nei luoghi più rumorosi e affollati è riuscito a catturarmi e a farmi immergere in un mondo lontano nello spazio e nel tempo. 
La chiusura di una simile opera non può che essere sublime: ho trovato il finale musicale, profondo, impattante; pieno di suoni forti, come quello del mare che viene rievocato. Dopo aver raggiunto il culmine, mi aspettavo che il libro terminasse, ma di nuovo sorprendendomi mi sono trovata davanti un altro capitolo. L'ultimo fotografa un momento di vita della stessa famiglia, ma anni dopo e sembra un po' fuori luogo, separato dal resto, come se il sipario si fosse già dolcemente chiuso, avvolgendo il pubblico nella sua aurea bordeaux e poi poche figure fossero rientrate a rompere l'incantesimo. Arrivando, però, alle ultime parole si capisce che si è trattato di un intervento necessario. Il romanzo termina (questa volta per davvero) con un'immagine un po' cinica, un po' sfacciata e incurante; l'immagine di un epoca e di una classe sociale che crolla a pezzi, che precipita verso il suolo per lasciar spazio a una nuova era.

"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi."


VOTO: 9

domenica 3 maggio 2015

Mr Gwyn - Alessandro Baricco

Mr Gwyn - Alessandro Baricco
Pagine: 158
Edizione: Feltrinelli


TRAMA                                                                          
Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn.


RECENSIONE                                                                          
Uno scrittore che smette di scrivere. Sarà mai possibile? Il lupo perde il pelo, ma non il vizio e nonostante tutte le attività palliative a cui affidarsi, l'impulso di mettere ordine ai pensieri su carta, di immortalizzare, sradicare da sè stessi i tormenti per donarli al foglio non svanisce. E così, Mr Gwyn decide di scrivere ritratti. 
Mr Gwyn è un personaggio geniale, forse quello che ho amato di più in tutti i libri di Baricco. Quasi meglio di Bartleboom, potrebbe scalare la vetta nella lista de "gli uomini della mia vita (ovviamente fittizi)". Un uomo un po' perso che, come succede un po' a tutti, non riesce a capire cosa gli manchi e per non perdere di vista la sua vita stessa, comincia a muoversi con cautela a fare un passo per volta con una lentezza saggia e ispiratrice, che gli apre gli occhi su cose che nella fretta consueta ci scorrono davanti e non le vediamo. Attorno a lui, stella centrale e più luminosa, una costellazione di figure femminili, precisamente tre, di forma diversa. La signora con l'ombrello è una nebulosa, presente anche senza esserci; la "segretaria" di Mr Gwyn una stella un po' cicciottella, ma stupendamente luminosa. Infine, l'ultima piccola stella selvaggia, che appare solo verso la fine e potrebbe sembrare, inizialmente, poco degna di nota, ma che riuscirà a prevalere e sovrastare le altre con la sfacciataggine e l'incuranza spietata che solo i giovani sanno avere, portando il desiderio a vincere sull'amore.
L'ambientazione è formidabile, così come tutto il resto del libro, e non ho il coraggio di parlarvene perchè non renderei giustizia e vi toglierei il piacere di leggerne. Posso solo dire che è curata con millimetrica precisione, ogni dettaglio viene portato in vita solo dopo ore di riflessione, come Don Chisciotte che per scegliere il nome per il suo cavallo e per sè stesso impiega giorni; la precipitazione non è lecita, se non anche questa parte di un disegno superiore.
Non sappiamo cosa Mr Gwyn scriva nei più o meno lunghi suoi "quadri", sappiamo solo che con lo sguardo pungente di un'aquila attraversa gli strati di pelle e legge dentro i modelli che gli stanno di fronte. E io so solo che in uno scrittore che scrive ritratti ci ho visto dentro Baricco stesso, Baricco che è capace di riflettere le anime e di costruire storie oniriche, sogni. La sua scrittura sembra quasi astratta, pennellata lievemente, quasi invisibile e ci trascina in un mondo che è tutto da interpretare, è tutto un indizio: il prologo di un universo immenso, uno spunto per una riflessione interiore profonda. Allo stesso tempo, riesce ad essere poi estremamente concreta, cinica, incurante degli sconvolgimenti che provocherà in chi ne verrà a contatto; delle scene riescono ad essere terribilmente commoventi, ci tirano sulla terra, ci fanno tornare con i piedi sul duro asfalto.
Con un fenomeno lampante di metaletteratura, Baricco intreccia Mr Gwyn con altre sue opere, costruendo un libro dentro al libro: Tre volte all'alba, nominato e letto da uno dei personaggi; Smith e Wesson, richiamato in poche righe che danno un piccolo spazio, che passa quasi inosservato, allo
stravagante metereologo Smith.
Sui libri di Baricco non riesco mai a dire molto, perchè sembra di sminuirli, parlandone. Vanno solo letti, soprattutto da chi ha la sensibilità giusta per percepirli in tutta la loro grandezza. 
Mr Gwyn è un libro decisamente particolare, il secondo più bello dopo Oceano Mare che ormai sta diventando insuperabile; anche qui, mondi e trame originali narrati con una scrittura che rende estatici e che non mi farebbe mai staccare dalle pagine.


VOTO: 9,5

sabato 2 maggio 2015

Smith e Wesson - Alessandro Baricco

Smith e Wesson - Alessandro Baricco
Pagine: 108
Edizione: Feltrinelli


TRAMA                                                                                
Tom Smith e Jerry Wesson si incontrano davanti alle cascate del Niagara nel 1902. Nei loro nomi e nei loro cognomi c'è il destino di un'impresa da vivere. E l'impresa arriva insieme a Rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. Ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla è pronta a viverla. Per questo ci vogliono Smith e Wesson, la coppia più sgangherata di truffatori; ci vuole anche una botta, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. Nessuno lo ha mai fatto. Nessuno è sceso giù dalle cascate del Niagara dentro una botte di birra. E' il 21 giugno 1902. 


RECENSIONE                                                                                                   
"Smith: non le ho nemmeno ancora detto il mio nome. Smith.
 Wesson: Piacere, Wesson. [si stringono la mano]
 [lunga pausa]
 Smith: Una soluzione potrebbe essere quella di chiamarsi per nome.
 Wesson: Ottimo!
 Smith si avvicina di nuovo al letto e tende la mano verso Wesson.
 Smith: Tom. E' un piacere.
 Wesson: Jerry. Il piacere è mio."

Tom e Jerry, una cartone animato; Smith e Wesson, una marca di pistole. Nei nomi e cognomi dei due personaggi principali di questo breve e scorrevole libro ne è concentrata l'essenza: le scene, le battute esilaranti e la drammaticità di una vita impietosa, che non guarda in faccia nessuno. Sono due elementi che nei libri di Baricco quasi sempre ritroviamo, lui che con la sua scrittura riesce ad essere cinicamente ironico e triste, creando vite e storie perlopiù pessimistiche e melancoliche.
In questo libro di un centinaio di pagine che si legge in un battito di ciglia, ritroviamo l'atmosfera di Novecento e possiamo immaginare che il teatro sia lo stesso, che siano solo cambiati scenografia e personaggi, ma soprattutto il narratore, ignoto fino alle ultime pagine. In piedi, in mezzo al palco, crea un paesaggio che non è più quello di una barca nell'oceano, ma quello delle cascate del Niagara; uno spazio in cui si muovono, essenzialmente, solo tre protagonisti. Rachel, come una Elisewin ritornata in campo, si lascia alle spalle un passato spiacevole per tuffarsi a bomba nella vita, sprezzante del fatto che l'impatto con l'acqua potrebbe non essere indolore. Smith è un metereologo in fuga dallo stato per le sue truffe, un piccolo genio inventore che si dà alla statistica: immagina che un modo molto efficace per prevedere il tempo metereologico sia parlare con la gente e farle ricordare quel determinato giorno di quel determinato anno in cui hanno vissuto qualcosa di particolarmente importante, e in questa circostanza non potranno non rimembrare se c'era il sole o qualche nube sparsa. Wesson, infine, un uomo invisibile dietro l'imponente e soffocante ricordo lasciato dal padre, una leggenda delle cascate; Wesson che vuole riscattarsi e non essere più solo un'ombra, che conosce i fondali come le sue tasche o forse meglio, e che di lavoro recupera la gente morta dalle acque, gente che vi si è buttata per suicidarsi.
Baricco, come sempre, riesce a creare dei personaggi che si portano addosso storie incredibili, come abiti cuciti su misura e ricamati in modo spettacolare; ma questa volta, essendo il racconto decisamente breve, non arriva a scavare nei meandri delle menti e a caratterizzarli profondamente, lasciandoli come se fossero la loro storia e non sè stessi. 
Ho iniziato a leggerlo una sera da mia nonna e, mentre lei dormiva su un lato del letto, io sull'altro continuavo a leggere fino a notte fonda facendole schermo col mio corpo, perchè la luce della lampada sul comodino non la svegliasse. Ho trattenuto a stento le risate, mi sono immersa in tutt'altro
mondo e avrei finito di viverlo nel giro di un'ora se il sonno non avesse avuto il sopravvento. Questo per dimostrare, che nonostante la piccola pecca della caratterizzazione dei personaggi, è di una scorrevolezza assoluta e di un'atmosfera che cattura. Baricco non si smentisce.


VOTO: 8

I dolori del giovane Werther - Johann Wolfgang Goethe

I dolori del giovane Werther - Johann Wolfgang Goethe
Pagine: 157
Edizione: Acquarelli
Titolo originale: Die Leiden des jungen Werthers


TRAMA                                                                          
Werther, ragazzo ventenne proveniente da una buona famiglia e dotato di ottima cultura, con una particolare passione per il disegno e le opere classiche, si reca in campagna sia per sistemare alcune questioni familiari che per dedicarsi all'otium litterarum; raggiunto il villaggio di Wahlheim, inizia a fraternizzare con la comunità locale, e in occasione di un ballo incontra Lotte, una ragazza del luogo dotata di bellezza e acume, ma già promessa ad Albert, un giovane funzionario temporaneamente fuori città...


RECENSIONE                                                                                                                              
Un anno e qualche mese fa, leggevo per la prima volta I dolori del giovane Werther e ne restavo soggiogata, ammaliata e qualsiasi altro aggettivo indichi un atteggiamento di ammirazione ed estasi. L'occasione di rileggerlo è arrivata a pennello, con puntualità da orologio svizzero ed io l'ho colta molto volentieri, perchè amo leggere i miei libri preferiti più e più volte. Conoscere già la storia aiuta ad immergersi maggiormente nella scrittura, nell'animo dei personaggi, permette di scovare dettagli che ad un primo approccio ci erano scorsi sotto gli occhi senza catturare la nostra attenzione. 
Chi non l'ha mai letto nè visto potrebbe aspettarsi da un titolo così imponente un voluminoso e pesante tomo, scritto in un linguaggio arcaico e indecifrabile. In realtà, si presenta all'apparenza come un innocuo libricino che, però, contiene in sè lo Sturm und Drang, la tempesta e l'assalto che ci vengono trasferiti quasi per osmosi. A mio parere, racchiude una grandissima potenza, un vortice di emozioni che avvolge il lettore come un filo spinato che ci provoca dolore e allo stesso tempo delizia: in una parola, sublime. La scrittura è estremamente affascinante, immaginifica e tormentata, ma la lettura resta molto scorrevole, soprattutto per il fatto che le lettere di cui è formato sono molto brevi e si richiamano l'un l'altra. Non si tratta di un normale romanzo epistolare; Goethe vi ha inserito un'innovazione che verrà adottata, negli anni successivi, anche da Foscolo ed è quella di riportare solo i testi del mittente che formano tanti brevi racconti a sè, che non hanno bisogno del supporto delle risposte del destinatario.
Il tema dell'amore, il tema della morte, della forza della natura ed il tema sociale sono tutti racchiusi e intrecciati in un unico quadro. L'ambito sociale e l'amore sono le due cause per cui la morte appare come unica soluzione; la morte è una culla, un impulso perennemente presente, costante nel romanzo. L'amore è tormentato e lontano da quello che noi conosciamo: Lotte è idealizzata come forma pura, come personificazione stessa dell'amore. Werther ama l'amore più che la donna amata, è un esule alla ricerca di un approdo sicuro, rappresentato da questa virtù che lui ritiene la più elevata di tutte. 
Werther è l'immagine dell'eroe romantico: irrazionale, passionale e sensibile. Suscita pietà per la sua fragilità e per l'affetto che riesce a provare anche per Albert che, involontariamente, è colui che gli ha rubato Lotte. I due personaggi maschili sono completamente in antitesi; opposizione che diventa lampante nel passaggio più bello del libro, ovvero il dialogo sul suicidio, che Werther supporta come forza di chi riesce a liberarsi da un giogo insopportabile e Albert disdegna come debolezza di chi non riesce a fronteggiare una vita tormentata. La bellissima immagine portata da Werther rimane nel cuore: quella di una ragazza che ama con tutta sè stessa e viene abbandonata, e si ritrova come in
bilico sul precipizio di una montagna, basta un colpo di vento perchè cada giù. 
Non c'è molto altro da dire, o dovrei analizzare passaggio per passaggio. E' uno dei miei libri preferiti e ritengo di non essere una lettrice che si accontenta di poco. Per capirne la grandezza ed assaggiarne la sensibilità toccante l'unica via è leggerlo, perchè viverlo attraverso le parole di una recensione è sicuramente troppo poco.


VOTO: 9/10

mercoledì 25 marzo 2015

Tess dei d'Urbervilles - Thomas Hardy

Tess dei d'Urbervilles - Thomas Hardy 
Pagine: 449
Edizione: BUR
Titolo originale: Tess of the d'Urbervilles


TRAMA                                                                                  
Una ragazza tenace e sfortunata, figlia della povertà dei campi, vittima dell'uomo e dell'età industriale: è Tess dei d'Urberville. La tranquilla contea inglese del Wessex è teatro di sordide vicende e soprusi: l'ingenua Tess, ultima rappresentante di una nobile famiglia decaduta, viene sedotta e abbandonata in giovane età; ma condannata come "donna perduta" dall'opinione comune, non si arrende alla propria condizione: cerca il riscatto attraverso il lavoro ed Angel Clare, figlio di un pastore evangelico, turbato dal passato tormentato della moglie. 


RECENSIONE                                                                        
Tess dei d'Urbervilles ha aspettato per almeno un anno, paziente ed immobile sulla mensola, finchè un giorno, presa dalla vena artistica, ho scoperto la meraviglia dei quadri del pittore britannico preraffaellita John William Waterhouse. Uno di essi, Boreas, mi sembrava particolarmente familiare: è la copertina di questo libro e dato che un po' mi piace credere nel destino e nei segnali, l'ho iniziato. Dopo la lettura non posso che soffermarmi a pensare a quanto questo dipinto sia azzeccato a rappresentare Tess, lo sguardo perso nel vuoto, mentre si tiene il velo sulla testa nel tentativo di proteggersi dal forte vento che la travolge. 
L'immagine del vento forte si accompagna perfettamente al paesaggio rurale che fa da sfondo a questa opera d'arte. Hardy sembra seguire la scia del poeta Wordsworth, identificando la campagna come regno di semplicità, di realismo palpabile;  luogo in cui prevalgono le passioni e gli istinti primordiali: la natura diventa un portale su un universo fatto di suoni, sensazioni tangibili ed emozioni incredibilmente forti. Al contrario, definirei la scrittura di Hardy mite. Le parole sono come pennellate; le descrizioni, che siano di paesaggi o di animi, sono più che pittoresche, quasi magiche. L'effetto finale, il dipinto concluso è un enorme pannello, un pugno nello stomaco che siamo grati di ricevere, un'immagine che ci sovrasta e allo stesso tempo ci accoglie. Come ogni quadro che si rispetti, il romanzo richiede tempo ed attenzioni: le digressioni sui paesaggi sono molto lunghe e talvolta rendono la lettura un po' impegnativa. Ma chi è ormai un'ospite conosciuto e benvoluto nella grande casa dei classici vi è abituato ed apprezza questi stalli, diventa quasi affamato di dettagli, di scavi in profondità e di elementi che non galleggiano sulla superficie.
Come si può forse intuire dalla foga nascosta dietro le mie parole, Tess dei d'Urbervilles ha avuto un forte impatto sulle mie viscere, più che sulla mia mente; è stato apprezzato dal mio stomaco come un pasto ricco, ma vorrei ora stropicciarmi gli occhi e avere uno sguardo più razionale.
Il libro racchiude una forte critica sociale, chiara agli occhi anche di coloro che non sono a conoscenza del contesto storico. Hardy dipinge uno sfondo contadino ed è lampante la mole eccessiva di duro lavoro in condizioni miserevoli, lo sfruttamento della manodopera non ripagato e le differenze sociali. Già dalle prime pagine si comprende l'importanza di un titolo, poichè anche solo la fama può portare ad un arricchimento. 
I personaggi sono indimenticabili. Tess è un'immagine di purezza compromessa dalla crudeltà dell'uomo, vittima non soggiogata del fato ostile; merita di diventare l'eroina di chi legge la sua storia. Innanzitutto, possiede una bellezza pericolosa che alimenta le fiamme in chiunque la guardi, ma non cade mai vittima del vanto ed anzi arriva a ripudiarla, mantenendo sempre uno sguardo deciso e intenso, anche se profondamente triste. Se abbassa la testa, è solo per un attimo; è consapevole delle proprie ferite, ma non si lascia sopraffare. Ma la ragazza che smentisce il pregiudizio della debole contadina è solo uno dei vertici di un geniale triangolo amoroso. Agli altri estremi stanno Alec d'Urbervilles ed Angel Clare, il diavolo e l'acqua santa. Due personaggi in antitesi: Alec, moro e tenebroso è il bel dannato, il tentatore; mentre Angel Clare porta la metafora nel nome, rappresenta la salvezza, la purificazione e potrebbe ottenere un posto vicino a Mr Darcy nella lista dei personaggi maschili che ho odiato a tratti e amato spesso. 
Il libro si chiude con due descrizioni di cui avrei fatto volentieri un fermo immagine: Stonehenge all'alba e una corsa di liberazione su una collina. Mi è sembrato, leggendone,  di passeggiare in una galleria d'arte ed essere risucchiata nella cornice di un quadro.
Contiene molti elementi che ricorrono nei libri, a scuola, nella storia e dopo averlo letto ritrovo Tess, il tipo di vita contadina, di istinti, d'amore in ogni parola di una lezione di inglese, in ogni riferimento del Novecento; è diventato una parte integrante di me. Tess dei d'Urberville deve obbligatoriamente rientrare nell'elenco dei grandi capolavori da leggere almeno una volta nella vita: è un pilastro della letteratura classica, un modello e un riferimento, ma soprattutto una storia ricca di sentimenti travolgenti. 


VOTO: 9,5

giovedì 19 marzo 2015

Segnalazione: Per sempre al tuo fianco - Anna Grieco, Irene Gazzini

Per sempre al tuo fianco - Anna Grieco, Irene Grazzini
Pagine: 281

TRAMA

Sono trascorsi nove anni da quando Johanna, viaggiando attraverso le pietre dei menhir di Clava Cairns, ha viaggiato indietro nel tempo di più di 800 anni, andando incontro al suo destino, rappresentato da Colin Mackenzie, un highlander dal carattere duro e caparbio, ma estremamente virile e affascinante. Ora, tuttavia, quella felicità rischia di sfumare: suo marito, a causa di un vile tradimento, viene ferito a morte dal figlio del suo antico nemico, Cameron, ora laird del clan MacPherson. Johanna è disperata: sa che, nonostante tutte le sue conoscenze mediche, in quel tempo, senza medicine appropriate e senza strumenti, il fato del suo amato è segnato. È in quel preciso momento che entra in scena Odisseo, un personaggio misterioso che nasconde un passato ancora più oscuro. È proprio il guerriero greco a rivelare alla signora dei Douglas Mackenzie dell’esistenza di alcuni punti, sulla terra, in grado di sfruttare i campi di forza geodetici che l’attraversano per permettere a quelli come loro, che chiama Cronomanti, di viaggiare nel tempo e nello spazio grazie alla loro particolare energia.
«In cambio ti chiederò una cosa…» la mette in guardia Odisseo. «Una soltanto. E tu me la darai».
Johanna è combattuta, non si fida di quello straniero, ma sa anche di non avere scelta, quindi accetta il patto. Il greco le fornisce indicazioni precise per raggiungere il luogo del passaggio più vicino e Johanna si mette in viaggio per ritornare nel suo tempo e trovare suo padre James. L’uomo è un chirurgo di fama internazionale, ed è l’unico in grado di salvare Colin, tuttavia la donna ignora che Cameron MacPherson è alle sue calcagna e la vedrà scomparire all’interno della cappella dedicata a San Giorgio (in quel luogo ci sono solo pietre in rovina, ma i sassi conservano ancora intatto tutto il loro potere).
Johanna riesce dunque a ritornare nel suo tempo e convince James a seguirla, ma al ritorno suo e di suo padre nel passato, troverà un’amara sorpresa ad attenderla. Cameron farà prigionieri lei e James e tenterà di bruciarla sul rogo con l’accusa di essere una strega. Johanna dispera ormai di riuscire a farcela quando, all’ultimo istante, viene tratta in salvo da un manipolo di guerrieri del proprio clan che, approfittando della sorpresa iniziale, riescono a fuggire con la preda tanto ambita da Cameron. I MacPherson, a ogni modo, non tardano a organizzarsi e si lanciano all’inseguimento. Johanna, a quel punto, rendendosi conto della situazione disperata, decide di sacrificarsi. Si allontana dalla sua gente e attira gli inseguitori sulle sue tracce.
Riuscirà la nostra eroina a salvarsi questa volta?

Sullo sfondo della Scozia e dell’Inghilterra del XIII° secolo, tra nuovi e antichi nemici, si dipanano le avventure rocambolesche di tanti splendidi personaggi che vi entreranno nel cuore. Oltre a Colin e Johanna, i due protagonisti, ritroveremo Alex, Patrick, Elizabeth sir Nigel, che tanto avete amato nel primo volume della saga, e faremo la conoscenza di nuovi amici: il piccolo Jamie, Mathilda, Eustace De Vesci e Ragonar, lo splendido vichingo biondo che metterà in crisi Johanna stessa. Siete curiosi di sapere cosa succederà ai vostri beniamini? Beh, allora non vi resta che tuffarvi dentro le pagine di questo splendido romanzo.

Il volume è acquistabile su amazon qui.

domenica 22 febbraio 2015

Allegiant - Veronica Roth

Allegiant - Veronica Roth
Pagine: 538
Edizione: De Agostini
Titolo originale: Allegiant


ALLERTA SPOILER: recensione secondo libro qui


TRAMA                                                                                     
La realtà che Tris ha sempre conosciuto ormai non esiste più, cancellata nel modo più violento possibile dalla terrificante scoperta che il "sistema per fazioni" era solo il frutto di un esperimento. Circondata solo da orrore e tradimento, la ragazza non si lascia sfuggire l'opportunità di esplorare il mondo esterno, desiderosa di lasciarsi indietro i ricordi dolorosi e di cominciare una nuova vita insieme a Tobias. Ma ciò che trova è ancora più inquietante di quello che ha lasciato. Verità ancora più esplosive marchieranno per sempre le persone che ama, e ancora una volta Tris dovrà affrontare la complessità della natura umana e scegliere tra l'amore e il sacrificio.


RECENSIONE                                                                                                        
Avete presente la lotta interiore che vi assale nel momento in cui volete assolutamente andare avanti a leggere per sapere cosa accadrà, ma allo stesso tempo non volete arrivare alle ultime pagine e abbandonare tutti quei personaggi, che erano diventati così vicini e familiari? Se ce l'avete presente, allora potrete sicuramente comprendere i miei sentimenti riguardo a questo libro, ultimo capitolo delle Divergent Series. Averlo terminato mi permette di dire qualcosa che, anticipatamente, mi ero trattenuta dall'ammettere: quella di Divergent è la trilogia migliore che io abbia letto fino ad ora.
Dato che il paragone con Hunger Games era sempre sorto spontaneo, anche riguardo a questo terzo volume devo dire che le storie della Roth si posizionano su un gradino più alto del podio, soprattutto per la scrittura e il finale, entrambi sorprendenti e assolutamente non banali: la scrittura è immaginifica e metaforica, ricca e descrittiva; gli occhi scuri non sono semplicemente marroni o neri, ma "riflettono la luce come gocce di petrolio" e durante le corse frenetiche sembra di percepire la tensione nei polpacci, il rumore delle suole, la durezza dell'asfalto che si ripercuote lungo tutta la gamba. Suzanne Collins aveva scelto per Il canto della rivolta un lietofine da fiaba, un sogno principesco che si realizza e che io avevo trovato assolutamente inadatto a un genere distopico ricco di azione e di morte; Veronica Roth opta, invece, per un'audacia spietata, ma inaspettata che lascia le fangirl e i lettori ossessionati dalla saga con occhi pieni di lacrime e rabbia, ma sicuramente anche di ammirazione per un tale coraggio di scelta.
Ma partiamo dal principio.
In altre serie è quasi sempre il primo libro ad essere il più apprezzato, perchè tutto risulta nuovo: ci sono personaggi sconosciuti da descrivere e contesti da strutturare, mentre successivamente la concentrazione passa totalmente sull'azione e sui colpi di scena, perchè in mancanza di questi elementi la lettura risulterebbe monotona, povera e insapore. Un'altra qualità di questa trilogia è, invece, il fatto che in ogni volume ci sia sempre qualcosa di nuovo: personaggi che vengono tolti dalla scena, altri che vengono aggiunti; istituzioni che crollano, relazioni da ridefinire, comportamenti che cambiano, caratteri che si trasformano. Una medaglia d'oro va alla scelta di spostare l'ambientazione di ogni volume, in modo che i personaggi si muovano come nomadi, che il loro orizzonte possa allargarsi e l'occhio posarsi su paesaggi diversi. Ma è proprio con Allegiant che si raggiunge un climax nell'innovazione: oltre all'adattamento a nuovi spazi, i personaggi devono affrontare l'adattamento a una nuova verità. Tutte le certezze del passato crollano e loro stessi, in quanto individui, vengono sradicati dalla loro importanza e oppressi da un senso di inutilità. Si ha l'impressione di camminare con loro su un terreno sconnesso, come su una di quelle giostre in cui gli scalini si alzano e si abbassano mentre sali. 
L'atmosfera è permeata di tensione e il coinvolgimento è reso ancora più intenso dalla narrazione. Nei primi due libri era la voce di Tris a tenerci la mano in mezzo a tutto il caos che aveva attorno e dentro; in questo è inserito, a capitoli alterni, il punto di vista di Quattro. Quattro è stato il mio personaggio preferito fin dal primo istante, nonostante tutte le sue trasformazioni e i suoi sbagli, perciò mi sembra quasi scontato dire che ho approvato con entusiasmo il fatto di seguire la storia anche dalla sua prospettiva, anche se incontrare un cambiamento simile solo nell'ultimo volume mi aveva fatto storcere il naso. Potrebbe sembrare una scelta presa alla leggera, solo per aggiungere qualcosa di particolare, ma si arriverà a scoprire che nemmeno questa decisione è stata casuale. Un ulteriore premio di consolazione è stato scoprire che esiste un breve sequel, un quarto libro che quasi per scherzo si chiama Four. E' una raccolta di racconti di Quattro e su Quattro, che non vedo l'ora di leggere e che mi permetteranno di tenere stretto ancora per un po' un sottile lembo di questa storia a cui sono così affezionata.
Ci sarebbero così tante cose da dire, mie emozioni da trasmettervi riguardo ad ogni personaggio e ad ogni avvenimento, ma toglierei il piacere della lettura e sarebbe assolutamente sbagliato, considerando che questo libro ne vale la pena. 
La grande consolazione in tutto questo è sapere che, quando ne sentirò il bisogno, potrò riprendere tra le mani Divergent e rivivere tutto dal principio. 


"Avevo tanta paura che, se fossimo rimasti insieme, avremmo solo continuato a cozzare per sempre, 
e che alla fine tutti quegli scontri mi avrebbero mandata in pezzi.
Ma ora so che io sono la lama e lui è la cote.
Sono troppo forte per rompermi così facilmente, e ogni volta che lo tocco divento migliore.
più affilata."


VOTO: 9