Pagine: 226
Edizione: Mondadori
Titolo originale: Im westen nichts Neues
TRAMA
Facendo leva sugli ideali della nazione, onore e orgoglio, gli insegnanti di una scuola tedesca persuadono i propri allievi ad arruolarsi come volontari per difendere la propria patria. Il protagonista, Paul Bäumer, si arruola insieme ad alcuni suoi compagni di classe. Hanno tutti diciannove anni e sono convinti di vivere una grande avventura, di essere destinati a diventare eroi. Tuttavia, con il passare del tempo, i ragazzi si accorgono di quanto la guerra sia inutile.
RECENSIONE

E' per questo che mi piace leggere libri sulla guerra. Non per gusto morboso, bensì per potermi immedesimare in essa tanto da poter uscire da quella condizione di annebbiamento che ci fa ritenere la violenza verso il prossimo come una realtà distante.
Ho sempre sentito molto parlare, però, di letteratura riguardante la Seconda guerra mondiale, lo sterminio degli ebrei e la disumanità dei campi di concentramento. Pare che davanti a queste mostruosità tanto impressionanti, la Prima guerra mondiale passi un po' in secondo piano. Con Niente di nuovo sul fronte occidentale ho imparato che anche la Grande Guerra del 1914 è tanto "guerra" quanto quella del '39; non meno atroce, non meno insensata, non meno gratuitamente distruttiva di qualsiasi sentimento di solidarietà e umanità.
Remarque nasce come giornalista e sfrutta lo stile giornalistico anche in questo romanzo: ciò rende la descrizione di alcuni episodi estremamente puntuale e dettagliata, tanto da rendere le scene quasi fisiche. E' straziante leggere dei laceranti periodi di trincea dal sonno disturbato, il vitto scarso e mezzo divorato dai ratti, la sporcizia e il rischio di morte sempre imminente; un oscuro demone avvinghiato sulla spalla con le unghie sulle spalle dei soldati, a sussurrargli nelle orecchie. Fanno pena le povere reclute che impazziscono dopo pochi giorni, che si lanciano folli e cieche sotto il fuoco o che con tutte le loro forze tentano di comportarsi in maniera adeguata, fallendo miseramente.
Senza tralasciare le disastrose condizioni degli ospedali di guerra, le descrizioni poco raccomandabili a chi è facilmente suggestionabile delle ferite, dei corpi martoriati di uomini e animali.
Ai fatti nudi e crudi si affiancano momenti di introspezione ed analisi psicologica estremamente interessanti e sviluppati con uno stile lirico, quasi poetico, che utilizza un linguaggio ricco e avvolgente, sensoriale. Si segue lo sviluppo, nell'animo dei protagonisti, di un crescente senso di indifferenza nei confronti della morte: vedere la morte, provocarla diventano atti quotidiani su cui non si riflette nemmeno più. Ma spesso ci si domanda anche cosa sarà della generazione formata al contrario, a cui è stato insegnato ad esercitare la violenza senza darvi peso, quando questa tornerà in civiltà e dovrà uniformarsi alle comuni regole etiche; cosa accadrà a tutti i giovani spinti in guerra dalla propaganda entusiasta e patriottica e rimasti traumatizzati o mutilati permanentemente. Si discute su chi l'abbia voluta questa guerra, su quanto sia relativo il concetto di giusto e sbagliato.
E' un romanzo a 360° che affianca alla cruda fisicità un vasto ed impalpabile universo mentale. Rappresenta un'epoca e la vita di una generazione persa e distrutta in 226 pagine, con uno stile mutevole e perfettamente adeguato ai contenuti.
Questo libro andrebbe letto almeno una volta nella vita, andrebbe insegnato nelle scuole ad uso informativo, ma soprattutto come monito a non diventare indifferenti, ad imparare a riflettere, ad amare la propria condizione, quando questa permette di avere una formazione intellettuale ed umana profonda e non una formazione al contrario ed involutiva come quella dei numerosi personaggi di questa storia.
VOTO: 9 e mezzo
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