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martedì 2 febbraio 2016

Crónica de una muerte anunciada - Gabriel Garcia Márquez

Crónica de una muerte anunciada - Gabriel Garcia Márquez
Pagine: 89
Edizione: Mondadori
Titolo italiano: Cronaca di una morte annunciata


TRAMA                                                                                 
Santiago Nasar morirà. I gemelli Vicario hanno già affilato i loro coltelli nel negozio di Faustino Santos. A Manaure lo sanno tutti: presto i fratelli della bella quanto svanita Angela vendicheranno l'onore di quella verginità rubatale in modo misterioso dall'aitante Santiago, ricco rampollo della locale colonia araba. Tutti lo sanno, ma nessuno fa alcunchè per impedirlo. E così la morte annunciata lo sorprende nel fulgore di una splendida mattina tropicale. Ma non per agguato o per trappola: un destino bizzarro e crudele fa sì che la fine di Santiago si compia per un concorso di fatalità ed equivoci, mentre gli stessi assassini fanno di tutto perchè qualcuno impedisca loro l'esecuzione.


RECENSIONE                                                                                                                               
Ho scelto Gabriel Garcia Márquez come mia prima lettura in lingua spagnola. Conoscevo già questo autore dall'esperienza di L'amore ai tempi del colera e Cent'anni di solitudine, entrambi mai terminati, ma questo romanzetto si è subito presentato molto scorrevole e "snello", tanto che seppur leggendolo in lingua, sono riuscita a comprendere tutto con facilità. 
La storia è molto semplice: Santiago Nasar deve morire e lo sa tutto il paese. Questo si divide tra coloro che evitano di agire, perchè confidano sull'azione altrui e coloro che, pur facendo del loro meglio per cambiare le cose, vengono irrimediabilmente ostacolati dal fato: l'inevitabilità del destino sembra essere una cappa prepotente che aleggia su Manaure.
Malcelata dietro la voce sudamericana del narratore, ho scoperto una certa pungente ironia a una società obsoleta, legata agli antichi valori dell'onore e della verginità-fino-al-matrimonio, ma soprattutto a quella sua parte in cui regna l'ignavia, quella parte che piuttosto di metter mano al destino altrui e arrischiarsi a cambiarlo, preferisce osservare con distacco la morte brutale di un innocente. Il fatto più eclatante e sconcertante (in senso negativo, ovviamente) è che i gemelli Vicario assassinano Santiago senza volerlo, solo perchè questo è ciò che silenziosamente richiede il popolo che li circonda, impregnato di tradizione e convenzionalismi da cui non riesce a liberarsi. In questo romanzo corale, la voce della massa e i suoi bisogni lasciati impliciti invadono prepotentemente l'atmosfera e si può dire che proprio il coro sia colpevole del crimine e non solo i due fratelli. Pensare che il racconto sia tratto da un avvenimento reale, fa riflettere ancor di più.
Nel primo capitolo si parla della morte di Santiago e nei seguenti quattro si riavvolge la matassa per ricostruire in maniera dettagliata la serie di eventi che l'hanno provocata, soffermandosi talvolta su un quadretto particolare di vita o sul passato di un personaggio rilevante. 

I personaggi sono delle leggende anonime: leggendari perchè fissati per sempre sul foglio come importanti testimoni di questa assurda tragedia, ma anonimi perchè l'autore non si sofferma a descriverne la vita, le caratteristiche fisiche o il carattere, ne leggiamo solo spezzoni di dichiarazioni, senza soffermarci su un minimo di caratterizzazione. Forse è proprio questo che contribuisce ad un certo distacco: a parte per la frase "Povero Santiago" uscitami quasi inconsciamente dalle labbra, un sussurro dettato dalla compassione, non mi sono sentita coinvolta nemmeno un po'. E' come se anche io fossi stata una fra i tanti del popolo, un'osservatrice impotente nel pubblico di questa tragedia teatrale. E si capisce chiaramente perchè Marquez abbia fatto questa scelta: la conseguenza è che ci si ritrova ad osservare con occhi freddi l'avvenimento, che è reso ancora più concreto perchè raccontato con ciò che gli spagnoli chiamano "estilo periodistico", ovvero il registro e la narrazioni propri dei giornali e delle riviste.
Una storia molto breve, un po' strana, ma che non è riuscita in nessun punto a trasportarmi nelle sue viscere fino a catturarmi e coinvolgermi emotivamente, bensì mi ha lasciata a galleggiare sulla superficie come un pesce che guarda e tace, in una boccia di vetro.

VOTO: 6

domenica 10 gennaio 2016

L'alchimista - Paulo Coelho

L'alchimista - Paulo Coelho
Pagine: 182
Edizione: Bompiani
Titolo originale: O alquimista


TRAMA                                                                                            
L'Alchimista è la storia di un'iniziazione. Ne è protagonista Santiago, un giovane pastorello andaluso il quale, alla ricerca di un tesoro sognato, intraprende quel viaggio avventuroso, insieme reale e simbolico, che al di là dello Stretto di Gibilterra e attraverso tutto il deserto nordafricano lo porterà fino all'Egitto delle Piramidi. Il miraggio, qui, non è più solo la mitica Pietra Filosofale dell'Alchimia, ma il raggiungimento di una concordanza totale con il mondo, grazie alla comprensione di quei segni, di quei segreti che è possibile captare solo riscoprendo il Linguaggio Universale fatto di coraggio, di fiducia e di saggezza che da tempo gli uomini hanno dimenticato.


RECENSIONE                                                                                           
Cerco sempre di iniziare il nuovo anno con letture significative, che possano avere un qualche contatto reale con i nuovi propositivi e che racchiudano promesse di rinnovamento. Volevo puntare, per questo 2016, su un romanzo di formazione. Non ho mai avuto un buon rapporto con Paulo Coelho, ma dopo aver visto questo romanzo nella foto di un amico ho deciso di cogliere il "segno". 
Santiago intraprende un simbolico cammino, il cammino di Santiago per essere più espliciti, alla ricerca di un tesoro che gli si presenta in sogno per due volte: un bisogno materiale che si tramuta in un percorso spirituale alla ricerca di sè stesso e del senso della vita nella religione e nell'alchimia. Come Siddharta, che però si muove in un emisfero diverso dal pianeta, incontra sulla sua strada dei maestri di vita che lo indirizzano, ma a differenza del ragazzo orientale la via che Santiago sembra imboccare è unica: quella del Linguaggio del mondo, uguale per tutti perchè tutto è parte di un'unica cosa. Siddharta conosce l'amore carnale da una cortigiana, la ricchezza e il potere da un mercante, più aspetti della realtà per raggiungere il gradino più alto; Santiago si muove sulla strada lineare di ciò che è scritto dalla mano di Dio e non può essere cambiato. Il conflitto dei desideri del singolo è contrastato dalla Leggenda Personale che ognuno di noi possiede, ma solo alcuni portano a compimento. "Viaggiando alla scoperta dei paesi, troverai il continente in te stesso", un proverbio indiano che ben si adatta anche a questo panorama arabo.
Il ventre del romanzo è il deserto sempre uguale e sempre diverso, dove il vento può modificare il paesaggio a suo piacimento creando nuovi disegni nelle dune, che ha un forte potere evocativo e provoca una grande suggestione nel mio cuore perennemente insoddisfatto e affamato di viaggiatrice. Un panorama in cui le stelle sono infinite e vicine, non intaccato dall'artificialità umana e per questo ricco di insidie, poichè noi non ne siamo parte e in cui possiamo comunque trovare noi stessi o perderci.
In questo universo, che sembra non condividere nulla con il mondo dei comuni mortali, la storia si presenta sotto forma di breve parabola con il messaggio di non desistere e seguire il proprio destino, perchè se si crede veramente in qualcosa, essa si può raggiungere. Ciò da sicuramente vita a un forte dibattito tra quelle che possono essere le varie posizioni di un lettore: sembra dare per scontato, per esempio, che il nostro destino sia scritto sempre nel modo migliore per noi e che per questo dobbiamo conformarci; che bisogna sempre guardare al futuro senza badare ai desideri del presente. 
Se da una parte stimola alla riflessione, dall'altra il linguaggio mi è sembrato inappropriato. Forse per l'intenzione dello scrittore di rendere questo Bildungsroman di oscuri significato alchemici una favoletta comprensibile, è stato utilizzato un lessico estremamente basilare, una sintassi spezzata fatta di brevi frasi e numerose ripetizioni sia in fatto di termini che di contenuto concettuale. Non riesco a digerire la narrazione di Coelho, che sembra rendere tutto troppo semplice. 
Ma devo ammettere che questa volta, più che in altri romanzi, ho trovato qualche frase o qualche parola significativa che mi hanno colpito e che nascondono una celata saggezza rispetto alla vita e all'infelice condizione dell'uomo su questa terra. Mi è sembrato di leggere tra le righe una particolare visione pessimista del mondo, in cui si vuole far spiccare l'audacia del personaggio di Santiago che non vi si uniforma.
"Gli uomini scoprono ben presto la propria ragione di esistere.
Forse è questo il motivo per cui desistono altrettanto presto.
Ma il mondo è così."
In sostanza, è un romanzo carino e scorrevole scritto in modo semplice, che si presta a un vasto pubblico e che fornisce, per coloro che vogliono leggerne la profondità, a speculazioni e filosofie disparate, adattabili al singolo e applicabili al proprio reale. Nonostante non mi abbia entusiasmato in termini di forma, non sono pentita di averlo scelto come primo libro di questo nuovo anno.


VOTO: 7-

domenica 3 gennaio 2016

Chupa Chups! - Daniele Pollero

Chupa Chups! - Daniele Pollero
Pagine: 117
Edizione: Panesi Edizioni


TRAMA                                                                              
A grande richiesta della bocciofila di Molazzana, la raccolta di racconti che ha spopolato nei concorsi letterari, tanto che hanno addirittura deciso di aprire il file prima di cestinarlo. Chupa Chups! si propone di accompagnare il lettore sull'ottovolante della quotidianità giovanile, fra beghe universitarie, relazioni sentimentali, umorismo nero, pornosplatter e social network, con piglio trash e scarso fair play. 


RECENSIONE                                                                 
Copertina caramellata, rosa, infantile: sicuramente un libro che non si presenta in modo serio. La prefazione lascia ancora più sbalorditi: un esordio estremamente ironico e grottesco, con un po' di parolacce e paroloni che mi hanno fatto subito storcere la bocca. In queste prime pagine l'autore scrive esattamente come si parla nel quotidiano, senza curare minimamente la forma, e ci presenta le due categorie in cui racchiudere i racconti: racconti di satira sociale a cui si addice il color marrone "per le evidenti contiguità di alcune di queste disgrazie con la consistenza e la prelibatezza del materiale fecale" e racconti di satira relazionale di uno "zuccheroso color rosa acceso". C'è anche chi critica dicendo che alcuni racconti non rientrano in nessuna delle due categorie, ma anche in questo caso l'autore ha la risposta pronta: "oh, sì, è un casino. Ma perchè la vita è un gran casino. La vita è la morte celebrale delle facili etichette". E con questa citazione la mia bocca storta ha cominciato a rilassarsi. Dalla fine della prefazione in poi, l'autore abbandona la sua stessa voce per adeguarsi a registri e toni disparati, accumunati dal fattore comune dell'ironia. Si dice che l'ironia più divertente sia quella più sottile, molto difficilmente percepibile (e che i più, ahimè, non riescono a comprendere), ma Daniele Pollero ha deciso di sfatare anche questo mito, assieme a molti altri: la sua è un'ironia assolutamente esplicita che riesce comunque a far ridere, poichè satirizza tristi quotidianità che tutti conosciamo e in cui possiamo riconoscerci. E si sa, non c'è niente che intrattiene più di un'opera in cui ci si può immedesimare: è una verità universale fin dal 1800, quando nacque il romanzo borghese, scritto da borghesi per i borghesi, che richiedevano di poter leggere di sè. 
Le tre storie in cui più si fa sentire la sua spiccata simpatia sono quelle dello studente universitario alle prese col pagamento delle tasse, che si ritrova ad attraversare il fiume assieme a Caronte, o anche quella del treno per Milano in cui il controllore non accetta il biglietto perchè timbrato in Times New Roman invece che in Arial. Una scena veramente entusiasmante in cui milioni e milioni di ragazze, o forse l'intera popolazione femminile, possono vedere lampeggiare COME UN NEON FLUO il proprio nome tra le righe, è quella della coppia a letto: la ragazza che vede un messaggio di un'amica sul telefono del fidanzato e comincia con le frasi che tutti ben conoscono, come "chi è quella zocc***?" o "io non ti ho autorizzato ad avere amiche".
In mezzo a tutte queste rappresentazioni iperboliche, quella che spicca per la sua serietà e compostezza è Elisa, il racconto di un incontro malinconico che stringe un po' il cuore e che mette in mostra la bravura e l'ambivalenza dell'autore. Nelle pagine di chiusura egli ci spiega che la storia di Elisa è nata da un sogno e come sempre non si lascia sfuggire la battuta: "Kekulè vide in sogno la reale struttura del benzene. Io questa roba qua.". Ma in realtà, "questa roba qua" mi è sembrata un'ottima base per una storia da sviluppare e da completare, che potrebbe diventare un romanzo splendido e coinvolgente. 
Tra storie satiriche, storie deliranti alla Bukowski e dipinti onirici, questo libro mi è apparso ricco e vario e soprattutto è riuscito a farmi ridere, che è l'elemento fondamentale per chi ama la lettura di piacere, con il semplice e genuino scopo di intrattenere e rilassare le nostre menti soffocate dallo stress.

"Daniele Pollero, pseudonimo di Daniele Pollero, nasce già vecchio e senza pensione per adeguarsi ai tempi. E' glottoleta, filibustiere, pentecostale, pneumatologo,
graduabile e ondivago, ma solo se fa curriculum.
Non si spazzola prima di andare a dormire. 
Chupa Chups! è il suo primo romanzo erotico sadomaso ambientato in una scuola di magia nella Terra di Mezzo. Insomma, basta che venda."


VOTO: 9

giovedì 24 dicembre 2015

Le cronache di Teseo - Abraham Tiberius Wayne

Le cronache di Teseo - Abraham Tiberius Wayne
Pagine: 91
Edizione: Les Flaneurs Edizioni


TRAMA                                                                                      
"Le cronache di Teseo" è una serie di sei racconti brevi che descrivono il mitologico viaggio dell'eroe greco da Trezene ad Atena e il celeberrimo episodio che vede il figlio di Etra confrontarsi con il minotauro, il tutto riproposto in chiave fantasy. Elementi tipici e atipici del genere quali incantesimi, evocazioni, pozioni, creature fantastiche della mitologia greca, ebraica e del folklore italiano non alterano i connotati di struttura del mito greco: gli Dei, i loro capricci e i giochi di potere conservano sempre un ruolo predominante e il Fato continua a essere un'entità cui è inutile sottrarsi.


RECENSIONE                                                                         
Mi sono sempre piaciute le leggende, le fiabe e ancor di più le loro rivisitazioni: gli autori che si mettono in gioco per trasformare la tradizione in qualcosa di nuovo, originale e anticonformista; quegli "eretici" che osano metter mano all'ordine costituito. E non c'è nulla di più costituito delle storie dell'antica Grecia, conosciute da tutti, studiate sui banchi di scuola, rappresentate da grandi scultori come Canova con la sua opera Teseo sul minotauro, che fa proprio al caso nostro.
Le cronache di Teseo è composto da sei storie, strutturate in maniera abbastanza rigida e monotona: immaginate l'eroe su una vastissima scala a sei pioli, in cui su ogni gradino deve sconfiggere uno o più nemici, al fine di arrivare alla sua meta, elevarsi (in senso lato) e progredire sempre verso il meglio. La narrazione risulta un po' sbrigativa, perchè le missioni non sono altro che un susseguirsi di colpi di magia e poco più. Per questo motivo, a cui si aggiunge il linguaggio molto semplice e spigliato e il ritmo veloce, le storie che compongono il libro risultano molto scorrevoli, ma anche carenti dal punto di vista del coinvolgimento emotivo. 
Le basi, l'idea di fondo su cui tutto è costruito, sono lodevoli e si nota anche l'interessamento dello scrittore rispetto ai contenuti trattati, la sua conoscenza dei vari miti classici. Ma in un atto di modestia, egli ha volutamente mantenuto un registro basso, per rendere la sua versione della letteratura classica accessibile ai più, per ampliare il suo target di pubblico, integrando anche i ragazzi più giovani o coloro che leggono poco. I capitoli sono brevi per favorire quelli che hanno scarsa capacità di concentrazione e che hanno bisogno di staccare la spina dopo poche pagine. I primi due, che normalmente servono da introduzione alla storia e sono principalmente descrittivi, sono in questo caso improntanti esclusivamente sull'azione per fare da esca ai lettori alle prime armi.
E' sempre interessante scoprire come, dal punto di vista di chi il libro lo scrive, tutto sia studiato e volto a un fine ben preciso, ad un pubblico stabilito e, soprattutto in questo caso, le scelte dell'autore mi sembrano razionali ed efficaci. Ma dovendomi, da lettrice, fermare alla superficie narrativa, mi ritrovo a dire che ho sentito la mancanza del dettaglio, delle ambientazioni curate e dei piccoli particolari che arricchiscono un racconto e lo rendono "solido". Soprattutto nel caso delle storie di eroi e leggende è molto interessante approfondire le dinamiche, fornire un contesto, in modo particolare nel caso dei miti classici greci, in cui l'azione e l'avventura svolgono un ruolo primario (si veda l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide), ma dietro agli atti si nasconde sempre un ampio studio psicologico e spirituale.
In sostanza, quest'opera mi è sembrata un bozzetto che potrebbe dar vita ad un romanzo straordinario, se solo più curato. E' un baco di seta che preannuncia la nascita di una creatura meravigliosa, che però ancora non è riuscita a svilupparsi fino a diventare una maestosa e coloratissima farfalla.


VOTO: 6-

domenica 20 dicembre 2015

Carnacki, Il cacciatore di fantasmi vol.II - William H. Hodgson

Carnacki, il cacciatore di fantasmi vol.II - William H. Hodgson
Pagine: 92
Edizione: Dunwich


TRAMA                                                                          
William Hope Hodgson, scrittore britannico e maestro dell'horror, fu uno degli autori preferiti di Lovecraft, che si ispirò al suo capolavoro, La casa sull'abisso, per ideare il ciclo di Cthulhu. I racconti di Hodgson, qui ritradotti, sono incentrati sulla figura di Carnacki, cacciatore di fantasmi e indagatore del sovrannaturale. In ogni storia il protagonista trasporta i lettori nelle atmosfere cupe e terrificanti che hanno segnato la storia della letteratura di genere. Attraverso l'uso di strumentazioni speciali da lui create, quali il celebre Pentacolo Elettrico, Carnacki riuscirà a risolvere i difficili casi di manifestazioni ultraterrene che è chiamato a indagare.


RECENSIONE                                                                                                                
Mi vergogno un po' nell'ammettere questa carenza, ma prima di leggere questa raccolta di racconti non conoscevo William H. Hodgson, a quanto pare un autore alla stregua di Poe e Lovecraft. 
Il cavallo dell'invisibile, Il cercatore dell'ultima casa e La cosa invisibile si muovono attorno alla figura dell'investigatore dell'occulto Carnacki, un personaggio avvolto di mistero di cui non conosciamo altro che il nome e l'abitudine di sedersi in poltrona e fumare la pipa (che quasi sicuramente non contiene tabacco) in compagnia di Jessop, Arkright, Taylor e il narratore, che costituiscono il pubblico delle sue orazioni. Esse si concludono sempre allo stesso modo: 


"Andate pure", disse in modo amichevole, usando la solita formula.
E noi immediatamente uscimmo nel silenzio del lungofiume e ci dirigemmo verso le nostre case.

All'interno di questa cornice di routine si dispiegano, come tele di quadri, gli onirici racconti di Carnacki, giocate su incredibili accostamenti di chiaro-scuro e una minuziosa attenzione al dettaglio.
Il primo racconto, Il cavallo dell'invisibile, mi ha ricordato quell'opera meravigliosa che è Incubo di Johann Heinrich Fussli: la cavalla, leggendaria portatrice di incubi (non è una coincidenza che in inglese cavalla, giumenta, si dica "mare" e incubo "nightmare") prorompe spaventosamente nella stanza di una pura ragazza vestita di bianco. E' incredibile la quantità di analogie che si ritrovano tra questo emblematico dipinto e i racconti di Hodgson, in cui il supernaturale irrompe con violenza nella quotidianità, ma in particolare esso sembra essere quasi la rappresentazione artistica di ciò che viene narrato: la tragica maledizione che da generazioni tormenta la famiglia del capitano Hisgins, e soprattutto le sue figlie. Prossime al matrimonio, esse cominciano ad essere tormentate dai nitriti e dal rumore di zoccoli di una misteriosa presenza, che arriva a possederle fino a farle impazzire  o a colpirle mortalmente.
Questa storia e la seconda, Il cercatore dell'ultima casa, sono quelle che mi sono piaciute di più per la forte tensione che riescono a creare nel lettore, ma soprattutto per una particolarità che mi ha incuriosito e fatto sorridere. Entrambe si sviluppano su due piani di irrealtà: il principale e più 
evidente è quello del sovrannaturale, fatto di presenze o fantasmi. Ogni racconto si chiude, poi, con soluzioni grottesche e umoristiche che lacerano violentamente l'atmosfera di suspence che stava sospesa nell'aria; in un senso diverso dal precedente, esse risultano irreali perchè poco credibili in un contesto già di per sè incredibile.
La cosa invisibile mi è sembrata invece sbrigativa e generica, un po' come il suo titolo, ma non tanto da far declinare l'andamento del libro che è in linea di massima positivo. La raccolta è, infatti, scorrevole e coinvolgente come ogni racconto ricco di suspense che si rispetti, e con i suoi finali un po' assurdi riesce anche a far sorridere. 
Una buona introduzione al mondo di questo autore poco noto, che invoglia ad approfondire la sua conoscenza.


VOTO: 7

giovedì 17 dicembre 2015

#Segnalazione: Il siberiano, Giovanna Roma

IL SEQUEL DE "LA MIA VENDETTA CON TE"

Sono stato tradito dal mio migliore amico.
Maksim non ha ben chiaro contro chi ha dichiarato guerra.
E' giunto il momento di un cambio al vertice, di pagare per i propri errori. Lacrime di sangue righeranno le guance della sua bella Katerina.

"Non supererà mai il dolore che gli infliggerò. Ha avuto l'audacia di tradirmi ancora, ma scoprirà sulla sua pelle che sarebbe stato meglio non essere ritrovati dal Siberiano."


Titolo: Il siberiano
Autrice: Giovanna Roma
Pagine: 347
Edizione: Self-publishing
Booktrailer: QUI

DAL 16 DICEMBRE, ACQUISTABILE SU KINDLEKOBOGOOGLE PLAYRIZZOLI

lunedì 7 dicembre 2015

The girl on the train - Paula Hawkins

The girl on the train - Paula Hawkins
Pagine: 325
Edizione: Penguin 
Titolo italiano: La ragazza del treno 


TRAMA                                                                                
Ogni mattina, Rachel prende lo stesso treno che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos'ha visto davvero Rachel?


RECENSIONE                                                                                                                      
Ho letto questo libro perchè tutti lo leggevano, "just as simple as this", e ciò che posso dire dopo averlo concluso è che non capisco le ragioni del suo successo internazionale. La ragazza del treno è esploso con un micidiale boom che ha risvegliato le coscienze dei lettori di tutto il mondo, venendo presentato ovunque come un thriller psicologico dal finale inaspettato e sconvolgente.
Se non lo avessi iniziato basandomi su tutte queste premesse, forse mi sarebbe piaciuto, ma avendo alte aspettative per un thriller denso di suspence e colpi di scena, sono rimasta delusa: la narrazione, al contrario di quanto mi aspettavo, è lenta e statica. Arrivata al 67% della lettura avevo in mano solo qualche indizio, ma non avevo scoperto niente di sconvolgente e stavo per mollare la presa. 
Se dovessi considerarlo per altri suoi aspetti, devo dire che è davvero un'ottima rappresentazione dell'interiorità femminile e dei drammi di tre donne anticonvenzionali e immorali: Rachel, Megan e Anna che si alternano come narratrici. Rachel apre le danze, presentataci mentre beve gin tonic sul treno del venerdì sera, una donna sola e triste che guarda dal treno una coppietta felice e poi Megan, la donna di questa coppia felice che guarda il treno dalla veranda di casa sua, lasciandosi cullare dal suo rumore sui binari. Si crea un affascinante gioco di sguardi tra due donne apparentemente diverse, ma in realtà ugualmente vittime delle proprie tragedie personali. Megan soffre di depressione ed ha dei comportamenti che assomigliano a quelli di una patologia borderline, Rachel è un'alcolista che beve per fuggire dalla sua routine asfissiante e guarda la villetta di Megan per non guardare quella di Anna, la nuova moglie del suo ex marito, affetta da vere e proprie ossessioni, vittima dell'ansia e della paura verso minacce invisibili. Nessuna delle tre donne sembra essere esente da qualche piccolo disturbo psichico (forse come ognuna di noi) e i loro problemi sono descritti in maniera estremamente analitica, quasi psichiatrica, come se l'autrice si fosse completamente fusa con le loro menti. Rachel, Megan, Anna: tre burattini legati tra loro da un filo proveniente da un'unica matassa, che le avvolge fin quasi a soffocarle e che intesse un intrico di relazioni con due uomini che accomunano tutte e tre. La figura maschile è rappresentata in modo estremamente negativo, tanto da spiccare anche tra i comportamenti delle tre donne, che positivi sicuramente non sono. In definitiva, si può dire che non ci siano personaggi positivi, se non marginali che appaiono due o tre volte senza dare nessun tipo di contributo. E' un romanzo in cui non ci si può fidare di nessuno, neanche del narratore che ci rivolge le sue parole; una storia in cui i famosi proverbi "non giudicare un libro dalla copertina", "l'apparenza inganna" "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio" trovano forma. E' capitato anche a me, è capitato a tutti, di girare per la strada e incontrare lo sguardo di uno sconosciuto che ci resta in testa per tutto il giorno; di sedersi sull'autobus e fissare
la propria attenzione su quella strano tipo in piedi di fianco a voi, con l'aria misteriosa. Questo libro sembra volerci dire: "diffidate", poichè ciò che pensiamo delle persone che non conosciamo non trova quasi mai riscontro nella realtà. 
Muovendoci nel campo del thriller, lungo il corso del libro si sospetta di tutti, uno ad uno, soprattutto verso il finale quando la loro freddezza e spietatezza sembra acuirsi in maniera quasi disumana. 
E poi finalmente il finale, questa leggenda metropolitana che animava recensioni in tutte le lingue. Ma anche in questo caso non vi ho trovato niente di così eccezionale rispetto ad altri romanzi dello stesso genere decisamente più sbalorditivi: i personaggi sono cinque, non c'è una così vasta gamma di possibili colpevoli. A parte essere un po' inquietante per alcune immagini abbastanza crude che dipinge, non ha risollevato l'andazzo generale del libro.


VOTO: 5,5